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Al Maggiora Park riapre il ristorante Balmone

26 luglio 2018
a cura della redazione
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  • 1/29 Motocross delle Nazioni 2016, Maggiora. Tony Cairoli
    La struttura riprenderà il servizio dal 1 agosto. Potrebbe essere il primo passo verso la riapertura della pista. Stefano Avandero, proprietario dell'impianto, ci parla di cosa è accaduto, di come stanno le cose ora dei progetti futuri

    Si apre uno spiraglio per la possibile riapertura del Maggiora Park, dopo il sequestro avvenuto a dicembre 2016 a seguito di segnalazioni che imputavano a irregolarità strutturali. Da mercoledì 1 agosto, infatti, in seguito al suo dissequestro riaprirà il Balmone, il ristorante della struttura. Una location posta sulla vetta della collina di Maggiora, da dove si gode di una vista panoramica sullo storico circuito del Mottaccio del Balmone. Il ristorante proporrà un menu locale a base di piatti tipici piemontesi accompagnati dai migliori vini della zona, e non solo. A rendere l’atmosfera unica la presenza dei cimeli degli eventi che sono stati disputati nel circuito in tutti questi anni. Una buona notizia, dunque, per la A Sport Group di Stefano Avandero, proprietaria del Maggiora Park.

    Al Maggiora Park riapre il ristorante Balmone

    "Maggiora ha ancora la possibilità di diventare un impianto sportivo polifunzionale"

    Per quanto riguarda il resto dell’impianto, ancora sotto sequestro, la A Sport Group informa che è stato presentato il progetto di VIA e che per una risposta bisognerà attendere i tempi tecnici di legge necessari. Stefano Avandero, proprietario del Maggiora Park, ci spiega come la struttura è rinata nel 2012, cosa è successo per arrivare al sequestro, di come stanno le cose ora dei progetti futuri. Ecco le sue parole.

    Al Maggiora Park riapre il ristorante Balmone

    Partiamo dall’inizio: è il 2011 e Maggiora è ormai una valle abbandonata e quasi dimenticata. E voi avete avuto l'iniziativa di farla ripartire.
    “Quello Maggiora è nato come un progetto molto ambizioso mio e di Paolo Schneider, entrambi molto appassionati di motocross. Io non ci ero mai stato, mi portò proprio Paolo a vedere la pista quando iniziammo a pensare di rilevarla e di farla ripartire. La cosa ha iniziato a prendere forma e l'idea era di fare un impianto sportivo multidisciplinare in cui il motocross doveva essere solo una delle tante iniziative. Questo è un messaggio che non tutti hanno capito. Sin dall'inizio doveva ospitare la bicicletta, le moto elettriche ecc. In questo abbiamo avuto lungimiranza perché all’epoca il mercato dell’elettrico non era ancora pronto, mentre oggi le moto stanno arrivando, lo stesso per la bici. C’è la Formula E, presto arriverà la MotoE e anche le gare di fuoristrada elettriche. All’epoca ci siamo dovuti inevitabilmente concentrare di più sul motocross, perché era il segmento che dava risultati in quel momento”.

    Nel 2013 già il primo GP d'Italia. Come è stato?
    “Fino ad allora non avevo organizzato mai niente che non fosse una mia festa di compleanno e fare un evento così con tempi stretti è stato veramente un impegno. Non c’era nulla, era tutto da mettere in piedi, non conoscevamo neppure tutti gli uomini di Youthstream. Io ero appassionato del motocross in senso sportivo, ma non avevo idea di cosa ci fosse dietro a un GP”.

    Da appassionato c'è anche un aspetto emozionale. Quale gara ti ha coinvolto di più?
    “Il Nazioni, perché è stato l’apice di un obiettivo; avendo costruito nel tempo un team di lavoro ben oliato è anche l’unico in cui sono riuscito a godermi metà della gara della domenica pomeriggio, cosa che nelle altre occasioni non mi potevo permettere. Quello che è successo è irripetibile a livello di marketing, di comunicazione, anche di meteo, perché ha piovuto poco il martedì e il mercoledì e la pista era perfetta, la gara è stata mozzafiato, l’atmosfera del pubblico da brividi. Poi c’è stato il "Parade Lap" con i campioni dell'epoca; tutto magico. La cosa bella di organizzare le gare è che sei completamente assorbito dagli impegni, ma poi ci sono tanti piccoli momenti della giornata che ti colpiscono. Di quella volta mi ricordo la primissima mattina, mentre il pubblico stava entrando ed è stato mandato il “Nessun dorma” cantato da Pavarotti a tutto volume; c’era una luce particolare, era l’inizio di una giornata emozionante, le moto stavano per entrare. Mi ha dato una scossa alla schiena. Poi mi ha colpito vedere Jean Michael Bayle emozionato in mezzo ai campioni degli anni 80 e andare a complimentarsi. L’ultimo è legato a David Bailey: a fine gara mi ha ringraziato dicendomi di avere vissuto un’emozione così solo nell’86. Era commosso. E io ho pianto”.

    Poco dopo, però, è iniziato il calvario.
    “Sì; da lì sono iniziate una lunga lista di docce fredde e delusioni, difficili da superare”.

    Ma cos’è successo a Maggiora?
    “L’impianto è sotto sequestro perché deve essere assoggettato alla VIA, valutazione di impatto ambientale, perché i permessi rilasciati dalle autorità competenti all’epoca (cioè il Comune di Maggiora) adesso secondo la Procura non vanno bene. Per questo dobbiamo passare attraverso una VIA e questo è ciò che sta accadendo. Sto ripresentando tutta la documentazione e tutto il progetto di Maggiora da zero. Quello che venne fatto all’epoca era presentare un progetto che escludeva la VIA, come da consiglio dei miei tecnici e del Comune che rilasciava i permessi. Permessi ottenuti in maniera del tutto lecita. Ma adesso sembra che non vada più bene ciò che ci fu autorizzato e dobbiamo ripresentarlo nel modo che ci è stato richiesto”.

    Tra le tante notizie emerse c’è stata anche quella della richiesta di abbattimento di alcune strutture. Che però sono ancora lì. Perché?
    “Perché è ancora tutto sotto sequestro preventivo e all'interno della VIA, che è quasi pronta a essere depositata, ci sono anche tutte le opere citate che spero possano essere mantenute o al limite modificate. La VIA sarà un progetto ex novo e se passerà andrà bene così”.

    Maggiora era un impianto chiuso; evidentemente in quel posto qualcuno non vuole sentir girare le moto.
    “C’è stato un esposto agli atti, quindi pubblico e non devo essere io a dire chi sono i cittadini che non sono d’accordo; ma non arrivano a una dozzina. Tutti gli altri residenti sono sempre stati favorevoli al motocross a Maggiora perché portava un grande indotto. E non parlo solo del weekend della gara, perché c’è un lavoro di tutto un anno che coinvolge le piccole attività come lo stampatore, il falegname, l’idraulico, i ristoranti e tutto quello che ruota intorno al nostro progetto. Adesso è tutto fermo”.

    Però sei ottimista.
    “Sicuramente questa cosa mi ha sconvolto e mi ha dato molto fastidio, perché comunque siano andate le cose sono molto deluso dal sistema italiano. Non voglio dire che non avessi colpe, perché altrimenti non sarebbe successo nulla, però se sono stati commessi degli errori erano tutti in buona fede e sono comunque pronto a risolverli. Tutti i permessi e le interpretazioni che ho ottenuto dal Comune sono stati acquisiti in modo corretto e sono decorsi anche tutti i tempi di contestazione. Tanto che per cinque anni è andato tutto bene, mentre adesso viene fuori che ci sono dei problemi. Se mi fosse stato detto di fare la VIA fin dall’inizio lo avrei fatto. Ora sono a ultimarla, se serve per poter ripartire. Maggiora ha ancora la possibilità di diventare un impianto sportivo polifunzionale, in cui sarà protagonista la bicicletta. Farò le modifiche e gli interventi necessari”.

    Il sequestro è un problema anche economico.
    “Questo stop di due anni mi è costato un patrimonio di soldi, tempo, immagine ed energie e ne dovrò mettere altrettante per ripartire. Ma mi auguro che nei prossimi 8 mesi si trovi un compromesso di sanatoria”.

    Il compromesso può anche voler dire niente più motocross?
    “No. L’impianto di Maggiora senza il motocross non avrebbe lo stesso peso. Non penso abbia senso reinvestire in un impianto se mi viene preclusa la possibilità di investire in quello che è lo sport trainante. Almeno per una gara all’anno. Se non dovesse essere cosi, a malincuore, non potrò accettare”.

    Maggiora Park è anche un team.
    “Nel 2016 e nel 2017 è stata una delle poche cose che mi ha dato tante soddisfazioni. Il progetto è partito da me con una piccola struttura molto competente per dare la possibilità a qualche giovane di correre nelle migliori condizioni con personale qualificato e con moto a posto. In due anni la cosa è cresciuta moltissimo fino a farci conquistare la tabella rossa all’Europeo MX2 con Morgan Lesiardo, che con noi è stato in grado di esprimere il suo potenziale al massimo. Spero che possa arrivare in alto, come Lorenzo Ravera. Abbiamo molte novità per il 2019: l’intenzione è quella di far crescere il team di un gradino e farlo diventare ancora più protagonista. Non è mia ambizione arrivare ad avere un team Factory, voglio che resti un divertimento, ma crescerà come struttura, come progetto e spero come risultati”.

    Quindi il sogno dei sogni sarà veder vincere una tua moto in un futuro GP d’Italia a Maggiora?
    “Per ora il sogno 2018 sarà quello di dire che Maggiora tornerà nel 2019. Sarebbe una mia soddisfazione”.

    Ma perché sobbarcarti tutti questi problemi?
    “Me lo chiedo spesso. Tante volte ho anche pensato che sarebbe più facile gettare la spugna, ma credo che ancora ne valga la pena. Se ci saranno le condizioni adeguate che mi permettono di ripartire in modo giusto lo farò. Se venissero meno ho comunque la coscienza pulita. Questa è l’ultima volta che ci provo. Poi basta così”.

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