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“Sembri lo Yeti del fuoristrada, ma di moto non capisci un c…”

26 novembre 2017
di Mario Ciaccia
“Sembri lo Yeti del fuoristrada, ma di moto non capisci un c…”
Il vero fuoristradista deve essere anche un bravo meccanico, perché se rompe in certi posti deve sapersi arrangiare. Ma se uno è imbranato con le chiavi inglesi, che fa, resta a casa? No, si affida ai meccanici…

Clienti e meccanici

I motociclisti si dividono tra quelli che considerano un binomio indissolubile la passione per la guida e quella per la meccanica (passano le ore in garage a lavorare sulla moto, felici) e quelli come me, che amano solo guidare. Quando prendo in mano un attrezzo spacco sempre qualche vite, sono imbranato, non ci so fare, faccio fare tutto ai meccanici, se devo fare qualche lavoro in garage mi viene la depressione. Nei "Pensieri Sporchi" di febbraio 2017 avevo raccontato dell’immenso regalo fattomi da Bruno Birbes, che ha rimesso a nuovo la mia Honda Africa Twin afflitta da varie magagne, per pura amicizia. A quel punto ho cercato di usarla il meno possibile, come fosse una reliquia: tanto ho un’altra moto e posso usare quelle della redazione. Ma provateci voi, ad avere un’Africa Twin e a non usarla. Qualche giretto qui, qualche sterrato là ed ecco che da novembre a giugno ci ho fatto 7.000 km, durante i quali piccoli guasti e usure varie non sono mancate.

Pochi giorni fa ero a Roma e i cuscinetti della ruota posteriore hanno iniziato a fare rumoracci. Grazie a un carissimo amico, Stefano Mura, sono finito alla RS Suspension di Viale Amelia, dove ho trovato due persone competenti, professionali e gentilissime che hanno accettato di cambiarmi i cuscinetti al volo, permettendomi di ripartire la sera stessa e facendosi pagare poco. Ma uno dei due ha capito che, meccanicamente parlando, sono un disastro e questa cosa lo indignava parecchio. I meccanici lo capiscono subito, che io sono una frana. Alcuni ne sono contenti perché sanno che io li farò guadagnare sempre, anche solo per stringere uno specchietto… Altri, invece, la prendono eticamente male. Sono gli artisti del cacciavite, quelli ultracompetenti, che amano la meccanica e sanno mettere le mani ovunque. Quando si trovano davanti uno come me, che vorrebbe una moto sigillata, infrangibile, priva di manutenzione, si sentono prudere le mani.

Alla RS Suspension uno dei due continuava a notare le magagne della mia Africona e me le faceva notare come un professore che sgama lo studente che sta copiando: la catena secca, i cuscinetti andati, l’ammortizzatore scoppiato, i parastrappi rotti. “Sembri tanto lo Yeti del fuoristrada – mi ha detto – ma in realtà tu, di moto, non capisci un c…”. Come a dire che, se ho una moto conciata così, è impossibile che io possa andare in giro per sterrate e mulattiere, quindi sono un bluff. Ma perché infierire in questo modo su un cliente? Io, se fossi di Roma, sarei combattuto tra l'andare da loro – perché sono bravi e appassionati – oppure no, perché sono permaloso. Avevo mollato un ciclista per questo motivo: mi sgridava perché gli portavo la mtb piena di acciacchi. E io gli dicevo: "Ma se fosse a posto non te la porterei, no? E tu non lavoreresti. Se fossi bravo e curassi la bicicletta come dici tu, saresti disoccupato". Pensateci, meccanici, prima di insultarmi: un cliente come me, che non è capace neanche di tirare decentemente una catena, è una gallina dalle uova d’oro.

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