Ciao, Stefano

Il Covid si è portato via Stefano Brugnola a soli 46 anni. Grande appassionato di motori e fotografia è stato un valido collaboratore di FUORI per tanti anni. Il ricordo di Marco Gualdani

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Ricordo ancora la prima volta che ci siamo sentiti. Serviva un fotografo per coprire un evento di supermoto e non avevamo disponibilità. Era da qualche tempo che vedevo le sue foto in giro sul web e decisi di chiamarlo, recuperando il numero da un amico comune. Una di quelle imbarazzanti situazioni dall’oggi al domani… “Ciao sono Marco, non è che potresti andare a far le foto per noi a Moncalieri?”. “Cavolo, ho già un impegno, ma mi libero. Vado io”. Da lì è iniziata una collaborazione che è presto sfociata in amicizia. Perché era impossibile non volergli bene. Viveva oltre ogni malizia, con gentilezza e garbo di altri tempi. Accomodante, sempre. Come quella volta che ci fermammo a mangiare a Firenze da mia mamma mentre scendevamo giù a Montevarchi e per non dire che odiava il formaggio ha finito tutta la lasagna diventando rosso come un peperone. O ancora quando fece 700 km di corsa e poi rimbalzare al check-in per un aereo in overbooking. Avrei milioni di storie. Professionalmente per me quelli sono stati gli anni più belli. La sua passione per le moto andava oltre le sveglie all’alba per colmare la distanza tra Imperia e Milano, i posti insensati in cui si è trovato a dormire, le situazioni professionali non sempre vantaggiose. Non ha mai detto di no a nessuno, non si è mai lamentato di nulla. Mai. Era quasi impossibile farlo incazzare; eppure a volte ci sono anche riuscito.

Bruga era così. Un gigante buono, lontanissimo dall’atteggiamento ormai di moda di voler affermare se stessi. Amava fotografare gli altri, odiava se facevi tu una foto a lui. Ha spinto sempre per esaltare la sua Liguria e grazie al suo impegno si sono scoperti personaggi e storie tutte da leggere. È stato il primo a evidenziare le opere d’arte del suo amico Alex Alassio, a parlare all’Italia di Davide Soreca, di Rostagno, di Deny Philippaerts; tutte scommesse vinte.

L’evoluzione non sempre favorevole di certe situazioni lo ha portato negli anni a stare più vicino alla sua famiglia e dedicarsi alle attività della sua Liguria: enduro, surf, kyte, bici, portrait.

La notizia della sua scomparsa è stata un macigno per tutto il nostro settore. Con le sue foto ha lasciato tanti ricordi, ma è per il suo modo di essere che non lo dimenticheremo mai.

Alla moglie Noemi e al piccolo Alessandro va il nostro più forte abbraccio.

Ciao Bruga.

Gli amici di Stefano hanno deciso di aprire una raccolta fondi per sostenere la famiglia del "Bruga", cliccate qui se volete dare il vostro contributo.

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