Verso Erzberg, capitolo 1; la preparazione

Questa è la prima di cinque puntate che raccontano il percorso del nostro Andrea Vignone verso una delle gare di enduro estremo più massacranti in assoluto: Erzbergrodeo. Andrea ci racconterà tutte le sue avventure, ogni volta in sella a una tipologia di moto diversa per arrivare pronto alla gara. Ogni due giorni pubblicheremo una nuova puntata, fino all'appuntamento del 17/18 giugno, quando "Vigno" affronterà la famigerata cava di Eisenerz

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Prima di tutto mi presento: sono Andrea Vignone, ho 28 anni, vengo da Pietra Ligure, un piccolo paese nel Savonese. Da sempre ho una grande passione per le due ruote. Oltre a gareggiare in diverse discipline motoristiche, ho un canale YouTube dove mi piace raccontare tutte le mie avventure. Questa volta ho voluto spingermi oltre. A inizio 2021 è nata l’idea di raccontare in maniera genuina e reale come chiunque possa arrivare a realizzare un sogno mettendo passione e dedizione in quello che ama fare. E il sogno che ho io nel cassetto l’ho chiamato “DA 0 A ESTREMO” volto a concretizzare un obiettivo che ho da quattro lunghi anni: partecipare all’Erzbergrodeo.

Ma partiamo dall’inizio: perché questo nome? A gennaio del 2017 ho avuto un brutto incidente in bicicletta nel quale il mio braccio destro ha avuto la peggio. I medici erano molto preoccupati della condizione, alcuni volevano addirittura amputarlo; altri dicevano che sarebbe servito un mezzo miracolo. Dopo una lunga ricerca ho trovato un team di specializzati con a capo il Prof. Celli di Modena che, oltre ad avere ottime capacità (è tra i migliori al mondo per la chirurgia dell’arto superiore e in particolare per il gomito), ha anche capito il mio stato d’animo: non ero assolutamente intenzionato a smettere di fare quello che amo. Anzi io volevo alzare l’asticella ancora più in alto! Dopo svariati interventi e oltre due anni di stop ho iniziato pian piano a riprendermi. Il primo periodo, quando giravo per i vari ospedali, è stato difficilissimo, sempre sotto i ferri. Ho fatto in totale cinque interventi di cui tre da oltre sei ore; ricordo che in quei giorni a letto cercavo solo di pensare positivo. Passavo lunghe ore a guardare video di enduro estremo sul telefono. Mi sono serviti a darmi una forte motivazione. In diverse notti ho sognato di arrampicarmi con il gas spalancato su per quelle salite infinite. Al mattino, però, ritornavo alla realtà: braccio fuori uso, paralisi quasi totale delle dita della mano. Per come ero messo non potevo dare troppo peso a quei sogni, il 99% di me era con i piedi per terra e realista, anche perché per i dottori sarebbe già stato ottimo riprendere il corretto uso della mano. Ho lasciato però quel piccolo 1% chiuso in un cassetto, sperando in futuro potesse uscire all’aperto. I mesi successivi sono stati durissimi, ho tenuto il gesso per un anno, dalla spalla alle dita. L’ho tolto solo per fare altri tre interventi. Quando finalmente lo hanno sostituito con una fasciatura rigida, il braccio era la metà dell’altro, non avevo forza nemmeno nella mano. Ma ricordo di aver trovato un modo per valutare i miglioramenti: ogni volta che ero in macchina con mio papà o con la mia ragazza Sofia, volevo sempre fare benzina. Quando schiacciavo la pompa era come una sorta di sfida per riempire il più possibile il serbatoio! All’inizio riuscivo ad arrivare a farne appena un litro, ma pian piano miglioravo, fino ad arrivare a fare il pieno completo. Quello era il mio banco prova per la forza della mano. A quel punto, nonostante il parere negativo dei dottori, sono voluto risalire in sella. Il mio braccio ha perso molta mobilità e non posso più permettermi di prendere colpi, perché in una sola volta ho giocato tutti i jolly di quell’arto. Il mio modo di andare in moto e di approcciarmi allo sport è cambiato molto, devo sempre proteggere questo mio punto debole, ma ho avuto tempo per maturare di testa e metabolizzare ogni singolo aspetto.

Da fine 2018 al 2020 ho ricominciato ad allenarmi e andare in moto facendo qualche gara, ma senza mai fare un campionato completo. Nel 2021, invece, sono tornato a correre seriamente, partecipando a tutto il Trofeo Enduro GASGAS, in sella alla EC 350F e sono riuscito anche a vincere la categoria 450. Partendo da ZERO ho raggiunto un buon livello; ed ecco che quell’1% di sogno è tornato. Mi sono fissato questo obiettivo e giorno per giorno ho sentito sempre più reale questa mia idea, inizialmente irraggiungibile. Oggi siamo alla tappa finale di questo mio percorso, che ne apre un altro: si chiama Erzbergrodeo e sono pronto a passare DA 0 A ESTREMO!

Questo primo episodio è stato pubblicato su FUORI di marzo, quando mancavano 187 giorni alla gara; sono sul mio van camperizzato che mi accompagna in tutte le mie avventure e dietro di me c’è la GASGAS EC 300 2022. Sto andando verso Torino a trovare Max Camoletto che mi aiuterà nel setting della moto e nella scelta di alcuni componenti optional. Arrivato nell’officina come sempre respiro un clima di passione per i motori davvero fantastico, l’accoglienza di Max è pazzesca ma, come è suo solito fare, poche parole e subito ai fatti: mette la moto sul cavalletto e inizia a guardarla. Poco a poco individuiamo alcuni aspetti da correggere per adattare al meglio la moto alla disciplina dell’hard enduro che richiede qualche modifica rispetto a quello tradizionale. Per esempio bisogna rendere questa belva un po’ più tranquilla, dolce e facile da guidare anche nelle situazioni più tecniche. Quindi procediamo aumentando il peso sul volano che garantirà maggiore inerzia e massa, utile per affrontare le peggiori salite, dove serve una minor velocità del motore a prendere giri. Anche la testa viene sostituita con un modello appositamente studiato da Max con profilo ridisegnato per avere un motore più progressivo e pulito a ogni regime di rotazione. Al posto della marmitta di serie montiamo una racing di Fresco, anche in questo caso mirata ad aumentare dolcezza e progressione. Installiamo il selettore della doppia mappatura, che sulle GASGAS è optional, per avere a disposizione due diverse erogazioni del motore. Infine, abbiamo leggermente accorciato la trasmissione finale usando una corona con un dente in più: 12/52.

Per quanto riguarda la ciclistica, essendo un ex trialista, preferisco sempre un manubrio abbastanza avanzato e leggermente rialzato. Ho corso dal 1999 al 2006 sul trial, nei vari campionati nazionali di mini trial, vincendo 4 titoli italiani. Sono stati anni fantastici, con mio papà che mi seguiva a ogni gara, sono un ricordo prezioso che porto sempre con me. L’esperienza del trial mi aiuta tutt’oggi per affrontare i percorsi più tecnici con la moto da enduro. Per le sospensioni mi sono affidato a professionisti del settore, i ragazzi di RigoRacing, che con la loro esperienza nel Mondiale assieme a Mattew Green, hanno abbassato di 2 cm l’escursione totale e fatto una taratura idraulica molto più aperta, simile alle moto da trial. Per le gomme useremo mescole soft o supersoft in base alle condizioni del tracciato, mentre per le mousse gli amici di RiseMousse hanno creato il modello X- Edition che si contraddistingue per la forma “a palle”, ideato appositamente per le gare di enduro estremo. Per completare il lavoro aggiungiamo le cinghie di traino anteriori e posteriori delle quali non si può fare a meno. La moto sarà spesso in terra, dovrà resistere anche a urti e qualche caduta e bisogna proteggerla al meglio, quindi paramani chiusi, paramarmitta, protezione grafiche e paramotore speciale in carbonio by Ciarlo Production, protezione disco posteriore in alluminio e parasteli forcella Forksaver. Max monta anche il suo portatarga racing a sgancio rapido così nelle giornate di allenamento posso andare in strada tranquillamente per poi rimuovere in due secondi la targa appena raggiunta l’area privata dove giro di solito, senza preoccuparmi di rovinarla in caso di caduta.

Resta da mettere a punto la corretta posizione in sella, altro aspetto fondamentale. Per prima cosa devo regolare al meglio i comandi. Le leve di freno anteriore e frizione mi piacciono in una posizione abbastanza “neutra”, non troppe basse, né completamente piatte, così ho un facile accesso sia da seduto sia da in piedi, comode anche quando mi troverò in una situazione di emergenza, spingendo su per qualche pendio. Per le leve di cambio e freno posteriore tengo una posizione che mi rimanga il più comoda possibile quando sono in piedi sulla moto, quindi abbastanza a livello con le pedane della mia moto. Le prime impressioni in sella sono positive. La moto è pronta, passiamo all’abbigliamento.

I ragazzi di Alpinestars mi hanno dato un grandissimo aiuto nella scelta di tutta l’attrezzatura. Non devo tralasciare nessun aspetto, la disciplina è tosta e pericolosa quindi devo fare in modo di prevenire il più possibile infortuni o traumi in seguito a cadute. Non sempre sarà colpa mia, ma potrei anche essere coinvolto in un incidente in seguito a un contatto di un altro pilota. Bisogna pensare bene alla protezione e agli eventuali urti, ma tenere anche in conto che non si può sacrificare troppo la comodità o l’agilità e il comfort nei movimenti, visto che ci saranno situazioni in cui dovrò spingere la moto o tirarla con tutta la mia forza per sorpassare i punti più difficili del percorso.

Ecco quindi le scelte partendo dalla parte inferiore del corpo: stivale Alpinestars Tech 7 Enduro, un riferimento sul mercato, in combinazione con ginocchiere Bionic 7 e pantaloncino protettivo Sequence Pro. Infine il pantalone Racer Supermatic che, oltre a essere realizzato con materiale molto robusto, ha degli inserti elasticizzati mirati a favorire ogni movimento. Per la parte superiore, oltre alla fascia ortopedica per il mio braccio destro, utilizzerò la pettorina Sequence, una sorta di leggera maglia in tessuto tecnico con inserita una protezione per spalle, braccia, torace e schiena. Protegge al meglio senza ostacolarmi in alcun movimento. Concludo il completo con la maglietta Racer e guanti comfort modello Techstar. Per il casco non voglio scendere a compromessi e ho a disposizione quello GASGAS disponibile nel catalogo Power Parts. Altro aspetto da non sottovalutare è la visibilità: utilizzerò occhiali X Fun leggeri e robusti potendo scegliere la lente scura oppure, in caso di frequenti cambi luce, quella trasparente. Se ci sarà fango con il kit roll-off riuscirò a proseguire senza troppi intoppi. È arrivato il momento di salutare Max, lo ringrazio e mi rimetto in viaggio verso casa, dove metterò alla prova le modifiche alla moto.

Ci vediamo nella prossima puntata; parlerò di manutenzione, occorrente da portare ad ogni uscita e molto altro.

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