Verso Erzberg, capitolo 2; l'equilibrio e la manutenzione

Seconda puntata della nostra serie "DA 0 A ESTREMO" che porterà il nostro Andrea Vignone all’Erzbergrodeo. Questa volta parleremo dell’allenamento specifico, della manutenzione della moto e sentiremo le opinioni della fidanzata Sofia

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Benvenuti al secondo appuntamento; questa volta trattiamo l’allenamento specifico e la manutenzione della moto. Nel primo episodio ho introdotto il percorso e il sogno che vorrei realizzare. Come tanti appassionati sanno, L'Erzbergrodeo non è una gara affatto facile. Bisogna concentrarsi su tantissimi aspetti e riuscire a gestire molteplici situazioni. Della bagarre e del contatto tra piloti ne parlerò più avanti, oggi ci dedicheremo agli esercizi e alle tecniche che sto cercando di sviluppare e su quali aspetti mi sto concentrando in questo periodo, per migliorare la mia tecnica e resistenza durante la guida prolungata in situazioni così estreme.

Partendo da una situazione statica, mi sto allenando a stare fermo in equilibrio, in piedi sulla moto aiutandomi con una posizione con ginocchia leggermente flesse per abbassare il baricentro e avere maggior controllo. Sempre da fermo, una situazione da sviluppare è quella di fare le “manovre” con un piede a terra, aiutandomi con giochi di frizione e gas. Ovviamente quando la condizione non mi consentirà queste manovre in sella mi aiuterò con le cinghie di triano e magari con qualche altro pilota, visto che il pubblico a un certo punto non potrà più aiutare i piloti in gara. Ho già visto e sentito alcune storie di alleanze tra rider per cercare di andare il più avanti possibile aiutandosi a vicenda, una bella prova di sportività tra piloti in gara, come si dice “l’unione fa la forza”!

L’aspetto da tenere in considerazione sarà sempre la gestione delle energie e saper valutare se una manovra in più può aiutare a risparmiarle oppure se fare alcuni investimenti di stamina per fare i passaggi in maniera più rapida. Anche il controllo dell’impennata è sempre importante: sui lunghi salitoni da terza piena dovrò avere la massima trazione, tenere sempre il gas spalancato e non esagerare con il monoruota altrimenti ci sarà il rischio di cappottare, oppure di dover mollare il gas con il risultato di non riuscire a salire in cima. Nelle lunghe e ghiaiose discese, invece, dovrò moderare al massimo il freno anteriore, fare affidamento a quello posteriore e arretrare il mio corpo il più possibile per non rischiare di puntarmi o affondare con l’anteriore lungo il pendio; se necessario, ho scoperto ultimamente che scendere a motore spento, in 1’ marcia, con la frizione tirata nelle parti più toste, può essere un grande aiuto per avere un piede libero in più e usare la frizione come una sorta di freno invertito. Provate, magari vi potrà venire utile; ma attenti a non mollare la frizione bruscamente… la moto potrebbe accendersi da sola.

Nelle salite più ripide e lente, non sempre spingere la moto mi sarà d’aiuto: a volte un piede sulla pedana e uno a terra abbinati a un buon gioco di gas e frizione offrono più trazione che spingere come un matto, risparmiando anche energie. Devo solo “caricare” il più possibile il peso sulla ruota posteriore e anche tenere la moto impennata può aiutarmi, concentrando tutto il peso su qualche tassello della ruota dietro trovando grip per salire e passare l’ostacolo. Per quanto riguarda grandi muretti o ostacoli particolari, sto cercando di emulare il più possibile tratti impestati come il “Carl’s dinner” anche se è abbastanza difficile trovare una pietraia così grande. La chiave credo sia trovare le linee giuste e prendere il corretto ritmo. Non senza colpi di scena: durante un allenamento, in una parte abbastanza veloce del sentiero, sono finito lungo, in mezzo a degli arbusti, vicino a dove stavamo facendo delle riprese per il video che trovate qui sopra. Fortunatamente niente di grave, le protezioni funzionano alla grande, anche se avrei preferito non testarle! Anche la moto l’ha un po’ accusata; ha sbattuto prima contro un albero e poi per terra. Pochi danni, ma ho il paramano e la leva frizione completamente girati. Meno male che ho ascoltato il consiglio di mio padre “Nata”: fare un giro di teflon da idraulico sul manubrio e montare sopra il braccialetto di freno e frizione; in caso di caduta gira solo la leva e non spacca il collarino.

Dopo l’allenamento con caduta annessa, sono tornato all’officina Camoletto Racing per farmi consigliare e fare la manutenzione ordinaria, importante alla fine di ogni giro: Max prende molto seriamente questo aspetto, mi dice che una moto in ordine è una moto affidabile. Quindi, dopo averla lavata bene, mi consiglia una bella asciugata con aria compressa e successivamente una lubrificata generale a tutti i comandi. Con la chiave dinamometrica faccio un veloce giro di serraggio a tutti i bulloni e alla viteria della moto, controllo e pulisco il filtro, asciugo bene la catena e la ingrasso senza esagerare, controllo i livelli olio, faccio il pieno di benzina e butto un occhio al contaore, che mi informa su quando dovrò effettuare un tagliando completo.

Ne approfitto per testare gli oggetti che porto nello zainetto, attrezzi e altre piccole cianfrusaglie, oltre a una sacca idrica solitamente da 1,5 litri, visto che le mie uscite sono di 3-4 ore: reintegrare i liquidi durante l’allenamento è fondamentale. Poi ho un paio di barrette energetiche o gel, e tengo sempre un gilet o un antivento in caso dovesse cambiare il meteo o rinfrescarsi l’aria. Un altro borsellino che porto dietro, non solo per l’utilità ma anche per scaramanzia, è un kit medico di primo soccorso con cerotti, disinfettante, copertina termica, scotch, guanti monouso, garze, fasce, punti steristrip e all’interno ho aggiunto anche i documenti della moto, qualche contante e una torcia segnalatrice. Veniamo alla parte “officina” e qui il kit degli attrezzi di GASGAS originale è già perfetto. Ho solo aggiunto un paio di pinze a pappagallo regolabili, comode in ogni situazione. A parte, tengo una candela di scorta (anche se con l’iniezione oramai la candela non si brucia più come una volta), una falsamaglia della catena, un piccolo flacone con un po’ di olio miscela (per me o per qualche mio compagno che spesso rimane senza benzina e non ha il miscelatore), una cinghia di traino da 4 metri, un rotolino con un po’ di nastro adesivo, fil di ferro e le immancabili fascette.

Ultima ma non per importanza una sega a catena che si può trovare online a un quindicina di euro. Questa, oltre a essere piccola e leggera, mi consente di farmi strada se mai trovassi un albero caduto in mezzo ad un sentiero o un percorso completamente ostruito da rami, che spesso, dopo un temporale o vento forte, è probabile incontrare. Ora posso concentrarmi sul prossimo episodio, in cui la moto rimarrà parcheggiata e andrò a trattare altri aspetti dell’allenamento; farò un’uscita in bici con un biker professionista e un allenamento in palestra con uno specialista del settore che saprà consigliarmi la migliore preparazione per uno sforzo cosi intenso. Prima di lasciarvi però passo la parola alla mia ragazza che vi racconterà il nostro rapporto e di come mi aiuta nei weekend di gara.

Diamo la parola a Sofia, la compagna di Andrea, che ci spiega cosa fai lei durante i weekend di gara, poiché il suo aiuto è davvero essenziale, come quello di un top team manager (nel video qui sopra, Sofia racconta anche cosa e come si è sentita quando ho avuto il brutto incidente al mio braccio, e spiega meglio tutta la nostra storia). “Ciao a tutti sono Sofia, ho 23 anni e nel paddock mi contraddistinguo per il mio sorriso a 32 denti e soprattutto per le mie ricette che preparo sul nostro piccolo van camperizzato. Stare dietro ad Andrea non è facile, ma abbiamo un gran feeling e ormai ho imparato a essere utile durante i vari momenti della giornata. Molte volte Andrea ha bisogno di conforto o stimoli. Quando capita di dover fare colazione alle 5 di mattina sono a fianco a lui a cucinare e a gasarlo per la gara che avrebbe affrontato poche ore dopo. Ci sono altri giorni in cui faccio da meccanico: pulisco la catena, faccio il pieno di benzina, un check alla viteria, mentre lui magari effettua qualche intervento più importante alla moto oppure si rifocilla e riempie la sacca idrica prima del controllo orario. Mentre è in gara, lo aiuto con la telecamera per fare i suoi video in cui racconta tutte le varie avventure. Insomma, sono una tuttofare! Mi piace un sacco andare alle gare assieme a lui e unire alle competizioni anche momenti di svago e divertimento, cosa non sempre facile visto che a volte è davvero concentrato e determinato; alleviare un pochino la tensione spesso fa bene. L’Erzberg per me sarà una cosa totalmente nuova e cercherò di sostenerlo in ogni momento. Sogna questa opportunità da quando era nei letti degli ospedali e anche io sono contenta che possa intraprendere questa impresa davvero estrema!”.

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