Verso Erzberg, capitolo 5: in sella alla trial

Nello scorso episodio ci eravamo lasciati con piste da cross, piloti da mondiale e alte velocità, oggi in questo ultimo episodio prima del grande match finale si rallenta; è un ritorno alle velocità basse, anzi bassissime, e mi sembra di fare un viaggio nel passato, ritornando bambino a fare trial con mio papà Natalino (per tutti “Natta”)

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La parte del prologo è stata preparata, sarò solo io a giocarmi le carte giuste nel giorno della qualifica, cercando di fare “la speciale della vita”; avete presente? Quella prova speciale che quando arrivi alla fine sei stremato, ma cerchi di pensare a come sei andato e con una scarica di adrenalina tiri un urlo e sei contento, perché hai dato il 100% guidando bene e senza fare nessuna sbavatura. Adesso bisogna pensare al giorno della gara. È il mio grande sogno; non sono mai stato all’Erzbergrodeo, ma da quello che ho potuto vedere nei vari video di internet, dopo la partenza (che sarà a griglie di 50 piloti per volta), si entrerà in una prima parte abbastanza veloce con alcune rampe di terra e sassi davvero lunghissime da fare (secondo me) in 3a piena; qui ci sarà già una bella scrematura dei 500 rider partenti, dopodiché le velocità inizieranno a scendere e il percorso andrà a farsi via via sempre più tecnico e ostico; proprio per questo oggi sono qui ad allenarmi con la moto da trial. La moto è la fantastica GASGAS TXT 300 Racing, una delle moto riferimento nel mondo del trial, caratterizzata da un propulsore 300cc a 2 tempi, carburatore Keihin da 28 a valvola piatta, sospensioni di ultima generazione TECH/Reiger, numerosi componenti in alluminio fresati al CNC, cambio a 6 rapporti con solo 4 ingranaggi sull’albero di trasmissione, scatola del filtro maggiorata e brevettata; queste sono solo alcune delle caratteristiche di un mezzo davvero esagerato.

Come spesso capita dalle mie parti (savonese), mi sveglio con un fantastico sole che filtra dalla finestra della mia cameretta; energie al massimo, mi preparo, scendo in garage e sono pronto per una nuova sessione di allenamento. Assieme a me questa mattina è sceso mio papà, abbiamo fatto un veloce check di tutti i componenti, caricato moto da estremo + trial in furgone e ci siamo diretti verso il campetto da trial. Arrivati sul posto, il terreno si presenta roccioso e molto arido, la terra e le pietre con la sabbiolina sopra risultano quasi scivolose. Fondo ottimo per simulare le condizioni dell’Erzbergrodeo. Faccio 10 minuti di riscaldamento in moto, mentre papà inizia ad individuare qualche bel passaggio e tracciare le prime zone. I lettori più attenti avranno notato che indosso gli stivali da enduro, pensando ci sia stato un errore, invece mi alleno proprio così, come se fossi vestito per fare enduro, proprio per avere gli stessi indumenti e protezioni per abituarmi al meglio al feeling e le sensazioni che vengono trasmesse; e negli stivali da trial per esempio cambia molto il feeling per via della suola che non ha il “tacco”, per il minor peso e la maggiore mobilità generale del piede.

Natta mi fa segno di raggiungerlo e mi fa vedere subito una bella zonetta tosta, un paio di passaggi molto difficili a salire con la partenza nel “brutto” molto smosso e qualche posizionamento tra un ostacolo e l’altro. L’obiettivo è proprio quello di migliorare l’equilibrio e il controllo sulla moto. Con il trial se si sbagliano i tempi o i movimenti del corpo sugli ostacoli la moto non sale assolutamente. Proprio così: vedere i piloti del mondiale fa sembrare quasi un gioco questa disciplina, ma per dare la giusta trazione e salire ovunque bisogna sfruttare al meglio il corpo, il movimento delle gambe e tutti i nostri arti come prolungamento della moto e tutto questo deve essere fatto in perfetta sincronia con lo stacco della frizione e nel momento giusto. Devo dire, però, che non sono più abituato alla moto da trial, che sembra leggera come una piuma e mi consente di muovermi più agilmente sul percorso. Nelle parti più tecniche come da abitudine mi aspetta papà che con esperienza è pronto a prendermi al volo. Nell’enduro estremo questa cosa non è ammessa, quindi a meno di salvarmi una brutta caduta, preferisco sempre non farmi aiutare. Pian piano che il tempo passa, il mio feeling migliora sempre di più, alla fine è sempre e solo questione di abitudine; dopo aver ripetuto qualche volta la zona e aver chiuso i passaggi a “zero” (nel trial significa 0 piedi a terra) mi fermo un attimo per bere e in men che non si dica papà mi chiama subito per fare una nuova zona, questa volta di quelle che sembrano facili e mi fregano sempre, curvette e contropendenze. Mi fa vedere la zona che ha tracciato, bisogna essere chirurgici nei movimenti, il grip nel brecciolino è pochissimo e per riuscire nel passaggio devo mettere le ruote in 5 centimetri di spazio, altrimenti il piede a terra c’è subito. E infatti prima di fare la zona a zero ho dovuto sbatterci la testa per mezzora... Nel trial in allenamento è cosi e mi piace continuare a provare finché non riesco a fare un passaggio corretto. Continuiamo su ancora qualche zona ricca di passaggi e molto varia fino alla fine della benzina. Sono davvero stremato quindi rabbocco il carburante e faccio 2 giretti con la moto da enduro estremo che, ovviamente, mi sembra un carro armato a confronto.

Lo scopo di questi allenamenti per l’enduro estremo con la moto da trial è stato quello di migliorare la tecnica sfruttando una moto che risulta più facile da gestire, ma che richiede movimenti del corpo corretti e precisi al millimetro. Il risultato di un allenamento costante in trial è ovviamente maggior controllo nelle sezioni tecniche e una maggiore fusione tra corpo e moto. All’Erzberg non avrò secondi tentativi nelle parti tecniche, o meglio, ogni tentativo extra mi costerà una notevole perdita di tempo e rischio di imbottigliamento. Oltre a una tecnica corretta fin dalla prima salita, servirà tenere sempre spalancato il gas e poi magari, brutto da dire, servirà un po’ di “ignoranza”, nel senso che finché non sei in cima a una sezione le provi tutte, anche aiutandoti con i piedi senza perdere troppa velocità; si rovina un po’ lo stile, ma se è efficace e mi fa risparmiare tempo è ciò che devo fare. Finisce così l’ultimo articolo prima del grande evento. Come avrete potuto seguire in questi ultimi 5 mesi, per una gara del genere ci vuole tantissima preparazione. Ora non rimane che continuare a prepararsi e una volta arrivato alla gara fare del mio meglio; per me già essere riuscito a partecipare è il raggiungimento del sogno “DA 0 A ESTREMO”. Ci vediamo nel prossimo articolo con il racconto e il resoconto finale di gara, ma prima girate pagina per sapere cosa ha da raccontarvi papà.

Grazie mille di seguirmi ed essere parte di questo grande percorso in vero stile #getonthegas

Ciao a tutti, mi chiamo Natalino Vignone, sono nato il giorno di Natale del 1953 a Isallo, un piccolo paesino di montagna nell’entroterra ligure. Da sempre ho la passione delle moto, per questo articolo mi sono seduto a un tavolo con Andrea e ho cercato di ripercorrere tutta la mia storia. Ebbene sì, ho avuto in totale circa 40 moto tra trial, cross e strada. Mi reputo un trialista della vecchia scuola, quando le moto erano proprio dei “ferri”, ma già all’epoca si facevano davvero dei numeri assurdi. Nella mia carriera ho partecipato a numerose gare e campionati, giocanomela sempre nei primi posti tra trofeo Aprilia, trofeo Montesa e Campionato Italiano Gentlemen, portando a casa anche qualche bel premio. Il trial moderno è molto più acrobatico ed esasperato, una volta era tutto un gioco di curve, passaggi, salite e discese che oggi anche per i più forti possono essere oggetto di banali errori.

Ho sempre fatto anche giri con amici che oggi sarebbero impensabili; uno dei più memorabili percorrere tutta l’alta via dei monti liguri all’inizio degli anni 90 con 5 compagni e un totale di 6 Aprilia Climber. Io ero soprannominato “u figghio” cioè il figliolo, perché ero il più bassino e sembravo davvero un ragazzino anche se avevo già 36 anni. Andrea fin dalla sua nascita è sempre stato appassionato alle moto e i motori, veniva sempre in officina ad aiutarmi, toccava qualsiasi cosa mentre io restauravo qualche vecchio trial d’epoca. Il percorso di Andrea è iniziato quando aveva 4 anni da una piccolissima SWM 25 cc che gli avevo comprato al mercatino dell’usato di Novegro; si appassionò da subito e, al compimento dei 6 anni, con mia moglie Renata, abbiamo deciso di comprare la prima minitrial 50 cc monomarcia. Da lì non ha mai smesso di correre e impegnarsi per poter migliorare in sella alla sua moto, correndo prima con il trial e poi con la velocità con moto e scooter. Oggi sono cambiate tante cose, ha avuto un brutto incidente che lo ha costretto a sopire le sue abitudini agonistiche. Ha affrontato quel periodo di oltre 2 anni in maniera molto calma e riservata, ma mai avrei immaginato che si reinventasse completamente, immergendosi in una disciplina per lui nuova e facendo un mix di tutti quelle che sono le competenze che ha acquisito nel corso della sua vita; con un handicap al braccio così non è facile, ma lui non ne parla molto, anzi ne va fiero quasi, dicendo che gli ha cambiato la vita, addirittura in meglio.

Oggi siamo qui in questo campetto trial dove venivamo ad allenarci quasi 20 anni fa; il terreno è lo stesso, emozioni e sensazioni non sono cambiate, quasi mi commuovo ed è bellissimo poter godere di questi momenti con il proprio figlio. Andrea si deve allenare ancora un po’ per l’Erzberg, sappiamo tutti che la scalata sarà quasi impossibile, ma è proprio questo che gli dà la carica per andare a fare un’altra delle sue pazzie. Il mio ruolo all’Erzberg sarà in primis quello di guidare il nostro camper (ho lavorato come autista di BUS per 33 anni) e una volta sul campo gara, farò il jolly: cuoco, meccanico e seguirò Andre nelle parti più tecniche per mostrargli il percorso che hanno fatto i piloti che lo hanno preceduto, un po’ come nella giornata di oggi, ma senza fornire un assistenza o un aiuto diretto per fargli superare gli ostacoli. So che in quei momenti anche solo avermi al suo fianco gli darà qualche energia e spunto extra per proseguire fino allo scadere delle 4 ore di tempo per poter andare il più avanti possibile nella gara. Anche per lui il traguardo è un miraggio, vedremo cosa succederà. Ora ci godiamo la giornata di allenamento insieme.

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