Andrea Bruni
12 January 2023

"Sono amareggiato, ma che esperienza!"; Salvini racconta la sua Dakar 2023 con la Fantic

Tra rammarico e felicità Alex Salvini è rientrato in Italia, dopo la sfortunata prima partecipazione alla Dakar, in sella alla Fantic, durata solo otto tappe. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua esperienza, il bivacco, la sveglia, le difficoltà e le emozioni di questa grande avventura

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Alex Salvini è già rientrato a casa. La sua prima Dakar è durata solo 8 tappe, dovendo alzare bandiera bianca per due inconvenienti tecnici, uno dei quali lo ha visto soffrire di una contaminazione di acqua nella benzina dopo un refueling. Così l'avventura è finita anzitempo, ed è un peccato: l'accoppiata con Franco Picco nel team Fantic, con le telecamere di Tiziano Internò a riprendere il tutto, era accattivante per noi appassionati che seguiamo la gara da casa. Purtroppo è andata così, ma si sa che questa gara è impronosticabile. Avevamo una gran voglia di approfondire la sua esperienza, così abbiamo raggiunto Alex subito dopo il suo arrivo in Italia. Ecco il suo racconto:

Sei appena tornato dall’Arabia Saudita. Sull’aereo ti sentivi più amareggiato per non essere arrivato al traguardo o felice per l’esperienza che hai fatto?

"Ero più amareggiato, perché volevo finirla! Sono partito senza conoscere con certezza cosa sarei andato a fare, ma una volta lì mi sono divertito un sacco; è tutto molto bello e avrei voluto finirla. L'esperienza è stata fantastica anche se è durata poco".

La Dakar intesa come evento (organizzazione, bivacco, gara) era come te l’aspettavi?

"Nella mia testa me l’ero immagina molto diversa e arrivato al primo bivacco mi sono reso conto di quanto fosse tutto tanto grande. Tra l’altro, bisogna considerare che è solo uno dei tre "paddock" che si spostano di giorno in giorno per seguire la gara. L’aria che si respira è bella, ho incontrato tantissimi amici, vecchi avversari, si mangia tutti assieme e mi è piaciuto un sacco. Senza saperlo ho beccato anche dei miei compaesani bolognesi, come è piccolo il mondo!".

Hai avuto pochissimo tempo per prendere confidenza con questo “nuovo” mondo. La moto, la navigazione e il regolamento; ti sentivi pronto per tutto questo?

"Pronto? Io? Assolutamente no! Tralasciando il prologo, che era quasi una speciale di enduro, non mi sentivo pronto. Con la moto ho fatto cinque giorni in Marocco e uno Tagliamento; sei giorni totali. Un chilometraggio che probabilmente non arriva neanche a quello di una tappa da Dakar. L’aspetto regole e navigazione era tutto nuovo per me, ho dovuto imparare a memoria più di cento simboli e interpretare cap e waypoint. Dopo tanto tempo sono tornato a studiare, non è stato facile! La settimana che ho fatto in Marocco con Jordi Arcaron è stata fondamentale, altrimenti non avrei nemmeno visto com’era la strumentazione. Mi serviva una leggenda per imparare così tanto in poco tempo e Jordi è stata la persona giusta".

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Come ti sei trovato con la Fantic?

"La mia moto era originale; siamo andati alla Dakar con il modello che esce dalla fabbrica, appunto per fare sviluppo ed esperienza. L'obiettivo non era il risultato, ma portare a casa dati. I miei più grandi dubbi non erano sulla moto, che si è comportata bene, ma sul mondo rally in generale, non avendo mai affrontato tappe di questo tipo. Alla partenza della prima speciale per me era tutto nuovo, ho imparato man mano".

Ci racconti il primo problema tecnico che hai avuto e come lo hai risolto?

"Faccio una premessa: non avendo il marsupio, tutta l’attrezzatura con il necessario è sulla moto. Quando mi sono reso conto di avere un problema mi sono fermato, ho smontato la torretta di navigazione e il paraculla della mia Fantic per prendere le chiavi che mi servivano e sono andato alla ricerca di cosa non andava. Il primo problema che ho avuto è stato di natura elettrica, l’ho sistemato e sono ripartito. Poco dopo però la moto si è fermata nuovamente e non sono riuscito a ripartire. Ho chiamato l’assistenza con il telefono satellitare e sono tornato al bivacco con l'elicottero. Quando la moto è arrivata sotto la tenda del team, purtroppo solo nella mattinata seguente, abbiamo cercato il problema. Morale della favola? Tutta colpa di un filo spelato che ha fatto massa. La cosa bella e brutta di questa gara è che puoi prepararti su tutto, ma a volte una banalità ti ferma".

Diciamo che “aggiustare” la moto in mezzo al deserto non è come sistemarla in un bosco a 10 km dal primo bar.

"Hai colto perfettamente il punto, già cercare il problema che causa il malfunzionamento della tua moto non è facile e sistemarlo pure. Essere nel bel mezzo del deserto diciamo che non aiuta; le ho provate tutte, anche a farmi trainare, ma alla fine mi son dovuto ritirare".

Il secondo problema che hai avuto è stato “la classicissima” acqua nella benzina; è successo anche ad altri piloti? È un problema dell'Arabia Saudita?

"Esatto, non è successo solo a me, anche altri piloti sono incappati in questo inconveniente. Mason Klein è riuscito a travasare i serbatoi e usare solo benzina “buona”, Diego Llanos, della Rjeiu, si è fermato pure lui. Onestamente non te saprei dirtelo, diciamo che sono pompe benzina mobili, “voltanti” mi verrebbe da dire e la qualità non è sempre assicurata".

La sveglia suonava a orari assurdi, com’era?

"Eh, diciamo che le sveglie sono abbastanza cazzute alla Dakar; ci si sveglia prima dell'alba, soprattutto se sei nei primi in classifica. Andando a letto molto presto e svegliandoti molto presto alla fine è questione di abitudine; però ogni volta che suona la sveglia non è proprio facile alzarsi. Non dimenticatevi che il giorno prima abbiamo comunque corso una lunga tappa".

È vero che il bivacco della Dakar non dorme mai?

"La notte alla Dakar è strana, il bivacco non si ferma mai, c’è sempre qualcuno che fa qualcosa. Agli orari più disparati troverai sempre il meccanico che usa il flessibile, il generatore accesso e molte altre cose curiose. Non esiste il giorno e la notte, è come se fosse sempre giorno ma solo col buio. Questa gara non dorme veramente mai".

Dove dormivi la notte, camper o la tenda?

"Io sono stato coraggioso e ho voluto vivere questa avventura a 360 gradi dormendo in tenda, ho lasciato il comfort a Franco. Tra l’altro per me prima volta in assoluto che dormivo in tenda, mai fatto! Devo dire che ha il suo fascino".

Puoi anticiparci i tuoi piani futuri Fantic?

"Con Fantic l’obiettivo è quello di sviluppare i prodotti standard dei futuri anni e tutti gli accessori per l’intera gamma. Quest'anno correrò gli Assoluti d’Italia Enduro e il Campionato Motorally e eventi a spot".

Dakar 2024, ci sarai? O è troppo presto per parlarne?

"Non è ho proprio idea, è troppo lontano come obiettivo per avere una visione chiara. Prima di quest’anno non avevo mai pensato alla Dakar, però ora ho il tarlo nella testa che mi dice di rifarla e che devo finirla!".

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