David Luongo: “Nessun cambiamento in programma, la strategia è dare continuità”

Il CEO di Infront Moto Racing spiega il suo punto di vista sui pochi piloti nel Mondiale MXGP, analizza le difficoltà dei team privati ad affrontare alcune trasferte e anticipa il programma di lavoro per i prossimi anni

L'avvio di stagione del Mondiale motocross 2022 non è stato dei migliori; il ritiro di Tony Cairoli e gli infortuni di Febvre e poi di Herlings si sono sommati a un periodo di difficoltà generale che ha fatto emergere criticità a livello di partecipazione nelle due classi principali. In otto GP fin qui disputati, la media degli iscritti è di 24,3 in MXGP e 24,8 in MX2, su 40 posti disponibili al cancello di partenza. Dati allarmanti? O giustificabili? Abbiamo incontrato il CEO di Infront Moto Racing David Luongo per avere il punto di vista del promoter della MXGP.

“Gli ultimi due anni sono stati i più difficili della storia del Mondiale Motocross. Lo stesso per la vita privata di molti di noi; abbiamo dovuto affrontare pesanti limitazioni alla nostra libertà, senza parlare degli affetti che abbiamo perso. Un momento che deve essere lasciato alle spalle e dimenticato il prima possibile. Parlando di MXGP, abbiamo investito tutte le nostre risorse per garantire la possibilità di lavorare a tutte le figure professionali coinvolte nel Mondiale, una cosa per noi fondamentale. Abbiamo organizzato gare senza pubblico e questo è stato un limite enorme, ma era vitale mantenere in piedi un Campionato; per i piloti, per i team e per i fan che hanno potuto seguire le gare dalla TV. Sotto questo punto di vista credo di poter dire che sia stato un successo. Il lavoro di un promoter non è solo quello di mostrare all’esterno quanto le cose vadano bene, ma garantire il lavoro di tutte le figure professionali coinvolte”.

Poi si è aggiunta la guerra in Ucraina.

“Ci troviamo ad affrontare un nuovo problema, che sta creando una grossa inflazione e un aumento del costo della vita. Ma possiamo finalmente ospitare il pubblico alle nostre gare e tornare a correre in location come Argentina, Indonesia e nei Paesi della Scandinavia, che erano fuori dal calendario da prima della pandemia. Stiamo tornando alla normalità”.

Dopo due anni così difficili avete comunque un calendario di 20 GP. Una scelta coraggiosa o necessaria?

Un Campionato del Mondo è tale solo se si corrono gare anche al di fuori dell’Europa. Abbiamo tante realtà in giro per il mondo interessate al motocross. Hai visto tu stesso quanto pubblico ci fosse in Argentina, quasi 40.000 persone. È di questo che il Mondiale ha bisogno. Penso che per garantire un livello di professionalità alto come deve essere il nostro Campionato il numero giusto sia 18 GP, come per MotoGP e Formula1, che io considero a pari livello del motocross. Portare la MXGP in giro per il mondo è necessario per mantenere una qualità generale molto alta”.

Uno dei problemi emersi nelle prime gare è lo scarso numero di piloti al cancello. Quali sono i motivi, secondo il suo punto di vista? E quali le soluzioni?

“Ci sono vari motivi che hanno portato a questa situazione. Il primo è il Covid, che ha avuto comunque un impatto economico, e non solo, su team e piloti. Il secondo motivo è legato agli infortuni che hanno tolto dalla scena diversi protagonisti, capaci di tenere alta l’attenzione in pista. Purtroppo gli infortuni fanno parte del nostro sport e non possiamo impedire ai piloti di allenarsi o di partecipare ad altri eventi durante la stagione. Anche se questo ha un impatto sui GP. Molti dei piloti infortunati stanno rientrando e questo riporterà la line up a una condizione più vicina alla normalità. Un altro aspetto che abbiamo ben chiaro è che quando si vanno a correre gare fuori dall’Europa non possiamo aspettarci di avere un cancello con 40 piloti, ma solo quelli dei top team. Non possiamo chiedere a un team privato di sostenere una trasferta impegnativa come quella in Argentina, perché non è sostenibile; e lo capisco. Ma i team ufficiali che combattono per il titolo hanno il budget per coprire tutta la stagione e quindi dovremo abituarci ad avere in pista 20/25 piloti”.

Vede questo problema limitato solo alle extra europee?

“Sì, perché in Europa i numeri sono ben altri. Abbiamo 36 piloti iscritti a tutto il Campionato per ognuna delle due classi, quindi i piloti ci sono. I motivi delle assenze sono solo quelli che ho appena elencato. E non sono preoccupato, perché i Campionati Europei, 250, 125, 85 registrano numeri più alti rispetto al passato”.

Il fatto che molti team non riescano a partecipare a tutto il Campionato, però, non è sinonimo di un problema di base?

Non posso contare sul fatto che un team privato abbia il budget della Honda HRC o degli altri team ufficiali. È normale che alcuni team abbiano un tetto di spesa vincolato alle gare europee, mentre altri non abbiano problemi a fare tutto il Mondiale. Muovere una squadra in giro per il Mondo ha dei costi molto alti e io preferisco che i team che non hanno le risorse non corrano il rischio di andare oltre le proprie possibilità per poi ritrovarsi in difficoltà”.

Il Covid e la guerra hanno cambiato il Mondo, anche dell'economia. Infront Moto Racing cambierà qualcosa nella gestione del Mondiale?

“In questo momento è troppo presto per capire cosa e come cambieranno le cose. Il giro di affari del mondo delle moto da fuoristrada è in ottima salute e ha superato brillantemente i due anni di pandemia. Questo ha protetto molte figure professionali e ha tenuto in piedi il discorso sportivo. Quindi non sono preoccupato per il futuro. Lo sarei se le classi dell’Europeo fossero meno ricche di partecipanti e di giovani talenti. Ma così non è. Quello che vedo io oggi è un Campionato Mondiale con cinque gare fuori dall’Europa, grandi eventi e i migliori piloti in pista. In questo momento non ci sono motivi per cambiare”.

Parliamo di TV; soprattutto in Italia si soffre una programmazione non sempre coerente. State lavorando su questo argomento?

“Per rendere uno sport popolare devi essere in televisione. Questa è la chiave per avere il livello che meritiamo. Adesso stiamo lavorando Paese per Paese e non più su macro aree come una volta. Anche grazie al supporto di Infront stiamo creando una serie di accordi con televisioni nazionali e abbiamo già ottimi riscontri; posso citare la Spagna, l’Australia e l’Est Asia. In Italia abbiamo la stessa strategia e speriamo che al più presto possa portare dei risultati. Ma possiamo offrire anche il nostro mxgp-tv che trasmette tutte le gare del weekend in diretta e che quest’anno ha avuto un incremento del 25% degli abbonamenti; rimane lo strumento migliore per poter seguire tutto quello che succede in MXGP”.

Ha citato Infront, che ha rilevato Youthstream all’inizio del 2019. Come sono andati questi quasi 4 anni di collaborazione e cosa è cambiato?

“Molte cose sono cambiate, ma il management agli eventi è rimasto lo stesso, quindi dall’esterno non si ha l’impressione di un grosso cambiamento. Diciamo che se ne parla poco perché le cose vanno bene. Infront ha fiducia nel nostro metodo di lavoro e ci supporta nei settori in cui avevamo possibilità di crescita, soprattutto nel media marketing. Purtroppo questi tre anni sono stati difficili e questo non ci ha permesso di lavorare al massimo delle possibilità”.

Prima ha citato anche MotoGP e Formula1. Due mondi che, per certe cose, possono essere guardati con invidia dal motocross. Al contrario, quali sono i punti di forza della MXGP rispetto a loro?

“Due aspetti su tutti: il primo è il contatto tra il pubblico e i piloti. Hai la possibilità di entrare nel paddock e vedere all’opera i meccanici, guardare le moto, incontrare i piloti e scambiare qualche parola con loro. C’è un ottimo link tra i fan e la MXGP. Il secondo motivo è il rapporto uomo/macchina. Se sei un buon pilota puoi ottenere risultati anche con una moto non impeccabile. Questo è certamente il punto di forza del nostro sport. Guarda in Formula1; adesso che Hamilton non ha un’auto competitiva non basta che lui sia uno dei più forti piloti del mondo. In MXGP anche se la moto non è a posto il pilota può stare nei primi cinque. Poi ci sono altri aspetti, tipo la partenza; vedere i piloti affrontare la prima curva così vicini è qualcosa che può darti solo il motocross”.

Qual è la sua strategia per i prossimi 5 anni?

“Per noi è importante dare continuità. Il grosso cambiamento c’è stato 10/15 anni fa, quando fu creato questo sistema piramidale che dai campionati europei porta alla MXGP. Adesso siamo in una fase in cui dobbiamo mantenere questo tipo di strategia, facendo solo piccoli aggiustamenti, ma nessuna rivoluzione. Come detto, non vedo grossi cambiamenti nei prossimi anni”.

Cosa pensa della tecnologia elettrica applicata alla MXGP?

“In questo momento la considero un ottimo strumento per far avvicinare i bambini a questo sport. Potremmo valutare di supportare qualche evento parallelo, ma pensare che possa subentrare alla MXGP è molto difficile. Nel breve periodo potremmo prendere in considerazione una categoria dedicata, ma i tentativi fatti con la FormulaE e in MotoGP non sono stati così soddisfacenti a livello di coinvolgimento del pubblico. Se l’industria lo deciderà, noi come promoter seguiremo queste indicazioni, ma siamo ancora molto lontani. Il motorsport, in quest’epoca, è fatto di motori, benzina e rumore”.

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