Lettera aperta a Davide Guarneri

Il bresciano della Fantic è ancora convalescente dopo la caduta agli Assoluti e salterà il GP d'Italia. Un vero peccato, visto che si trova in testa al Mondiale Enduro3. A lui è dedicata questa lettera di incoraggiamento

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Caro Davide,

venerdì sera si accenderanno i motori a Carpineti (RE) per il GP d’Italia del Mondiale Enduro. Ma la tua Fantic XE 300 resterà spenta. Che beffa non poter difendere la testa del Mondiale Enduro3, con Freeman non in perfetta forma. Perdere senza lottare non è nella tua natura, lo so che lo accetti peggio di uscire sconfitto in un duello in cui hai dato tutto. Però è andata così e in questo momento la cosa più importante è che i danni fisici rimediati in quel brutto incidente agli Assoluti non siano poi tanto gravi. Certo ci vorrà tempo, per quanto sia l’unica cosa che manca a un pilota di 37 anni. Ma l’avresti mai detto che saresti arrivato a questa età in sella a una moto ufficiale e in testa a un Mondiale, dopo aver vinto la Sei Giorni? E dopo una carriera così lunga.

Io ho avuto modo di seguirla fin dall’inizio, essendo di poco più grande di te. Il primo ricordo che ho è del Mundialito 80 ad Asti, mi pare fosse il 1998. Ovviamente io ero uno spettatore, per quanto privilegiato, dato che mio papà era il direttore di gara. Avevi una Honda CR80R, la stessa di Steve Boniface, che quel giorno stravinse; mi sembrava un extraterrestre con quel completo rosso e blu della Fox e quel casco luccicante. Tu eri vestito Ufo, come tutti gli italiani in quegli anni. Ricordo che vi guardavo con un pizzico di invidia fermi al preparco in attesa del segnale di schieramento; e mi colpì un fatto. Al momento di indossare i guanti ti sei accorto di aver preso due guanti destri! Il tuo sguardo di disperazione ce l’ho ancora davanti agli occhi. Hai cercato una soluzione, ma le moto erano già accese e si stavano schierando, non c’era più niente da fare. Così hai indossato un guanto al contrario e sei partito lo stesso. Ovviamente la gara non è andata bene.

In qualche modo la tua carriera è stata così; c’è stato spesso qualcosa che ti ha negato il successo, al momento meno opportuno. A volte la colpa è stata tua, altre volte avresti avuto da recriminare. Quanti titoli persi per pochissimo... La fortuna non è sempre stata al tuo fianco e certamente era altrove mentre cercavi di staccare il tempone in quella speciale di Passignano.

Ma questo tuo essere così poco “normale” è il trucco che ti ha portato a vincere nel Mondiale cross due GP pazzeschi: Namur (2007) e Belpuig (2008), in quel fango infernale.

Fa sorridere oggi ricordare che uno dei piloti ad averti dato maggiori grattacapi all’inizio della tua carriera fosse il tuo (quasi) omonimo Davide Guarnieri, con la i. Non era al tuo livello, ma si sbagliavano tutti in quel periodo. Anche un’azienda… a cui toccò rifare tutti i poster già stampati! Poi dal 2005 sei diventato un pilota di peso, in sella alla Yamaha 250 4T di Ilario Ricci. Ricordo la tua guida in quegli anni, con la testa piegata sempre all’interno e la leva della frizione sparata via una volta preso in mano il gas in uscita di curva. Ricordo la rivalità con Cairoli, i problemi fisici, ricordo quando Michael Byrne ti atterrò in testa al Nazioni di Franciacorta del 2009, ennesima occasione buttata. E poi i cambi di marca tra Kawasaki, KTM, Honda e poi la TM Factory per le ultime stagioni nel motocross. Digerire il passaggio all’enduro non è stato facile, ci hai messo tempo, ti è costato tanto. Ci sono stati alti e bassi, fino al 2019 quando sembravi destinato a chiuderla lì. Poi sei ripartito, ancora una volta, hai trovato in Albergoni un compagno di giochi ideale, con cui raggiungere lo status di ufficiale Fantic dal 2021. Quanto ci hai fatto divertire con quel 125… E quanto ci hai fatto sognare al Mondiale con la 250 4T! Verona è uno dei più forti piloti in assoluto, forse il più forte endurista italiano di tutti i tempi, eppure l’hai fatto sudare. Per poi costruire con lui, Oldrati e Cavallo una indimenticabile vittoria alla Sei Giorni. Indimenticabile.

Dal 2012 sei il nostro tester di riferimento alle comparative più importanti. Tra tutti i piloti professionisti con cui ho lavorato in questi anni tu sei il più bravo quanto a sensibilità, capacità critica, esposizione. L’onestà intellettuale è una merce rara e tu ne hai fatto una bandiera, spesso a tuo discapito.

Io non so se dopo questa ennesima batosta riuscirai a tornare a fare quello che facevi. Non so se ne valga più la pena. Quello lo senti dentro di te. Non conosco neppure il motivo del tuo numero 39. Forse è un omaggio a qualcuno, forse è legato a qualche ricordo. Non te l'ho mai chiesto. Ma se invece fosse un segno, legato alla tua età? Se fosse che per tutta la carriera ti sei portato addosso un numero simbolico di quando sarà il vero momento di dire basta perché l'obiettivo è raggiunto? Sarebbero ancora due anni, ancora due occasioni. Dai Pota, provaci!

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