Max Fortini: “La pista in Valtellina si farà, in nome di Seba“

Il papà di Sebastian, deceduto in allenamento lo scorso 17 dicembre, è sempre più coinvolto nella realizzazione di un impianto di fuoristrada omologato. La risposta del settore e delle Istituzioni è sorprendente; in arrivo un sito dedicato

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Sebastian Fortini in sella sotto agli occhi del padre Max

Max Fortini ne è sicuro: la Valtellina avrà il suo impianto di fuoristrada, omologato e regolamentato. Lo vuole con tutte le sue forze, al pari del resto della sua famiglia e degli amici coinvolti in questo progetto. Troppo grave quello che è successo a suo figlio Sebastian lo scorso 17 dicembre, in una pista non omologata. C’è un vuoto da colmare e non solo nel cuore della loro famiglia: in Valtellina manca un luogo dedicato al fuoristrada in cui permettere ai ragazzi della zona (e non) di vivere la propria passione in sicurezza. Fortini è all’opera, notte e giorno e i primi risultati stanno arrivando. Non solo dal nostro settore attraverso tantissimi video messaggi (potete inviarli ancora al numero 3461531449), ma anche da parte delle Istituzioni con una dichiarazione di collaborazione di politici, amministrazioni e privati nei confronti della prefettura, che ha già acquisito l’idea del progetto.

Abbiamo incontrato Max Fortini per avere un aggiornamento della situazione.

Per prima cosa, come stai?

Sto... Stiamo. Tra alti e bassi. Dicono che il tempo... Per quanto mi riguarda non è così. È stato terribile vivere quegli ultimi istanti, che sono sembrati anni e che mi hanno segnato pesantemente. Dopo la caduta ho tenuto in vita Sebastian con tutte le mie forze. Gli ho parlato fino all'arrivo dei soccorsi e di mia moglie. È stato terrificante“.

Cosa è successo quel maledetto giorno?

In realtà quello che è successo quel giorno è stata una conseguenza dovuta a una serie di eventi che si sono concatenati fra loro. Fatti accaduti come se ci fosse un disegno preciso, perché ciò succedesse. Tutto l'ha portato lì, inesorabilmente. Partiamo dal fatto che la domenica precedente eravamo a Ottobiano e dopo 20 minuti ha avuto un guasto tecnico sul muletto e non ha potuto completare l'allenamento. Il team manager del Team JRT conosceva bene mio figlio e sapeva che avrebbe voluto allenarsi in settimana, così ha "spinto" perché al rientro ci fermassimo nella sede del team per ritirare la moto da gara. Così è stato. In quella settimana avevo portato il furgone per fare il tagliando completo. Fortunatamente un amico di Seba, meccanico per passione, ci dà una mano per queste cose. Il mercoledì antecedente la disgrazia, ricordo che ero nel box come facevo sempre, per lucidare e controllare la moto. Mi telefona il meccanico verso le 21.00 dicendo che non avrebbe potuto consegnarmi il furgone l'indomani, in quanto nel kit del filtro del gasolio mancava una resistenza e l'avrebbe recuperata solo al pomeriggio del giorno dopo. No furgone, no moto. Accadde l'incredibile: 2 ore dopo mi ha richiamato dicendomi che casualmente in casa aveva la resistenza e che per la mattina dopo mi avrebbe dato il mezzo così da poterlo utilizzare. Quante possibilità c'erano di trovare una resistenza di un filtro di un Iveco del 2007 a casa?”.

Così siete arrivati in pista, a Traona.

Quel giorno Seba si è scaldato come sempre prima di entrare; ha fatto 2 giri piuttosto lenti, poi si è fermato e mi ha chiesto di chiudere il ritorno del mono. Una volta rientrato continuava ad andare ancora piano. L’ho visto arrivare in quella maledetta curva tranquillo, ma durante la percorrenza la ruota anteriore ha scavalcato l'appoggio in uscita, poggiandosi a terra. Seba si è lanciato e ha picchiato il petto contro un arbusto. Io ero a 5 metri, sono corso subito da lui mentre mi diceva: ‘‘Chiama l'ambulanza, ho un‘emorragia interna”. Ho cominciato a farlo respirare.... Il resto lo sapete. Andava a 6/8 km orari. Non è possibile morire così. Probabilmente era la sua ora, se fossimo stati in una pista vera magari sarebbe successo comunque. Purtroppo visti i 70 km che ci separano dal primo impianto utile (quello di Bosisio Parini) e il fatto che Seba faceva lo stage scolastico e finiva alle 12.00, in settimana è praticamente impossibile andarci, specie d'inverno con le giornate corte”.

Da lì nasce l’idea di creare un impianto in Valtellina?

“A dire la verità non ho avuto una vera idea. Tutto è iniziato dopo che il Dott. Nava, persona in vista in Valtellina e grande appassionato di motocross, ha fatto delle dichiarazioni alla stampa locale in seguito alla nostra disgrazia, sostenendo il fatto che bisognava creare un impianto sicuro e attrezzato per questa disciplina. Da genitori di Seba ci siamo sentiti chiamati in causa. Ho sentito l'esigenza di farlo e basta. Leggendo quell'articolo sul giornale, ricordo che dissi a mia moglie: “Se tu sei con me io ci provo, e sai che farò il massimo; ma solo se tu sarai completamente schierata al mio fianco, diversamente non me la sento”. Lei mi rispose senza esitazioni: “Partiamo, facciamo in modo che quanto successo non sia stato inutile, che la nostra disgrazia possa essere un modo per aiutare tutti quei ragazzi che hanno la stessa passione di nostro figlio”. Così siamo partiti a lavorare attivamente al progetto; tutti uniti con Nicole e Kristian, gli altri nostri due figli, e tanti amici di Seba che ci stanno aiutando concretamente a portare avanti questa nostra avventura”.

Quali sono i prossimi passi?

“Saranno quelli di presentare ufficialmente un sito dedicato (seba85dreamcircuit.it, attivo dal 1 febbraio), catturare ulteriore attenzione mediatica (che in Valtellina è già al di fuori di ogni nostra più rosea aspettativa) e continuare a sensibilizzare l'opinione pubblica. Perché è vero che il video messaggio dei campioni serve, ma ancora di più il video dei bimbi, delle mamme e delle nonne valtellinesi che si sono schierati con noi. Poi, ovviamente, continueremo a lavorare con le istituzioni, come stiamo già facendo da giorni”.

Che tipo di finalità ha il sito e che servizi offre?

“Per ora contiene solo le info principali legate a questa iniziativa, che al momento resta un sogno. Contiene tutte le oltre 1.000 video testimonianze che ci sono arrivate, anche da tantissimi campioni. Alcuni messaggi sono davvero commoventi. Ovviamente questo portale è appena nato, così come il progetto che si plasmerà mana a mano che prenderà vita. Sarà aggiornato, crescerà e con il tempo, verranno aggiunte sezioni e video inerenti ai progressi e ai problemi che senz'altro ci saranno. Andremo avanti così fino al giorno che taglieremo il nastro per l'inaugurazione. Giorno nel quale libereremo in aria (come vuole mia moglie) 85 palloncini rossi. Ce la faremo, perché dobbiamo!”.

Perché ti senti di doverlo fare?

“Principalmente per 2 motivi e che ti elenco in ordine di importanza per noi: prima di tutto lo facciamo per Seba, in suo ricordo, perché quanto accaduto non sia reso vano. Con questo progetto abbiamo trovato in noi la forza, lo spunto, per evitare che situazioni come la nostra possano ripetersi. Alla mia famiglia piace pensare che un giorno la gente possa dire che va a trovare Seba in Valtellina e non semplicemente a girare in pista. La seconda motivazione è quella che tutti sapete, ovvero di creare un'area completamente offroad in tutta sicurezza in una realtà come la Valtellina che attualmente ne è priva. Ricordo che la Provincia di Sondrio è l'unica in Lombardia a essere sprovvista di un impianto attrezzato dedicato alle 2 ruote”.

Avete già individuato la zona dove realizzare la pista?

“Si è deciso di limitare le zone di ricerca nella bassa Valle e, più precisamente, nel circondario di Morbegno, ovvero tra la zona di Ardenno e quella di Colico. La scelta è stata dettata da aspetti tecnici, logistici e anche perché ci siamo accorti che quasi esclusivamente in questi territori ci sono terreni di dimensioni tali da poter permettere di sviluppare un'area offroad come da progetto. Salendo la Valle il territorio si stringe e questo non consentirebbe di avere ampi spazi di manovra; inoltre serviva una zona di facile e comodo accesso sia per i tanti valtellinesi appassionati di qualsiasi specialità del fuoristrada sia a tutti coloro che ci raggiungeranno da fuori provincia”.

Qual è il progetto finale?

“L'intento è quello di far divertire, allenare ed emozionare in piena sicurezza i numerosissimi praticanti di tutte le discipline del fuoristrada: motocross, minicross, quad, enduro, trial, e-bike e mountain bike, creando ben 5 tracciati, ciascuno per la propria disciplina. All'interno dell'area dovranno esistere strutture ricettive a garantire anche una massima comodità, offrendo servizi quali bar, bagni e docce. È un progetto ambizioso, ma cercheremo di portarlo avanti con la massima convinzione”.

Che tipo di riscontri stai avendo dal settore e dalle istituzioni?

“Sia dalle massime istituzioni, con le quali abbiamo già avuto incontri importanti, sia dal mondo delle 2 ruote, abbiamo ricevuto pieno appoggio. Di questo ne siamo contenti”.

Quale pensi che possa essere lo scoglio più grosso da superare?

“La burocrazia con i suoi tempi. Anche se non abbiamo fretta”.

C’è un messaggio che vuoi dare a chi pratica questo sport e alle loro famiglie?

“Sognare è facile, sognare è bello, sognare è vita. Poi, come diceva Sebastian: "Se non lotti per la vita che vuoi, forse ti meriti quella che hai”.


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