Marco Gualdani - 03 febbraio 2019

Sherco Enduro 2019: come vanno, pregi e difetti

Le top di gamma, Factory, diventano bianche e danno una svolta alla ciclistica grazie alle sospensioni Kayaba con forcella a cartuccia chiusa. Anche le Racing ricevono aggiornamenti, ma di dettaglio. Vi diciamo come vanno e vi sveliamo pregi e difetti
1/5 Sherco Enduro 2019: le foto del test
1/5 Sherco Enduro 2019: le foto del test
L’atmosfera che si respira in casa Sherco è energica, tipica di chi non si ferma ai primi risultati ma continua la ricerca del miglioramento, non solo nella performance dei mezzi, ma anche nell’approccio con l’utenza finale. Il continuo rinnovamento, perfezionamento e accrescimento sono gli elementi che più di tutti hanno caratterizzato la presentazione delle moto 2019 della Casa francese. Piccoli ritocchi, aggiustamenti tecnici, alleggerimenti stanno alla base del rinnovamento delle nuove versioni rispetto alle precedenti. Questo grazie a un grande lavoro di ricerca e sviluppo, ma soprattutto a un sostanzioso investimento nel reparto corse, dal quale scaturiscono tutti gli affinamenti delle moto giallo-blu. Il rinnovato cilindro della 300 2T ad esempio, che migliora la coppia e la trazione (grazie a una distribuzione più lineare della potenza), arriva dalle esperienze nelle gare di enduro estremo; oppure l’allestimento delle forcelle Kayaba Technical Touch sui modelli Factory che, grazie alla cartuccia chiusa, offre una sensibilità e una progressività estremamente eccellenti. In Sherco non si fermano e hanno scelto una strada che punta verso l'enduro facile, con moto moderne a cui non manca nulla rispetto alla concorrenza: avviamento elettrico, telaio monotrave in acciaio, piastre anodizzate, sospensioni di buon livello. I motori non sono prettamente il riferimento per potenza assoluta, ma sono fruibili e allineati alle caratteristiche della ciclistica. Questo per quanto riguarda i modelli Racing, cioè standard, ma la scelta si sdoppia nelle versioni Factory, che vantano parti speciali per offrire qualcosa di più performante. A livello di marketing forse era meglio usare diversi nomi rispetto a Racing e Factory (che sono quasi due sinonimi possono creare confusione) e anche sulla capillarizzazione delle concessionarie c'è ancora margine di miglioramento. Però in Sherco dimostrano di voler crescere, sono impegnati su vari fronti nelle competizioni, tra Mondiale EnduroGP, WESS, Rally, trial. Manca il cross, nonostante un tiepido tentativo qualche anno fa, ma è inutile farlo senza un prodotto adeguato.

Maneggevoli le 4T, più stabili le 2T

Come sempre, prima di salire in moto i responsabili delle Case spiegano tutte le novità tecniche che inevitabilmente fanno crescere le aspettative della prova dinamica. Anticipo subito che questi presupposti sono stati largamente rispettati. Iniziamo dalla moto che più ho apprezzato, la 250 4T. Maneggevole, facile da guidare, ti offre fin da subito una confidenza meravigliosa, tanto da permetterti di guidarla quasi solo in piedi sulle pedane. Segue in modo armonico tutti gli spostamenti e il carico sulle pedane, sia nel fettucciato sia nel bosco stretto. Il motore è migliorato rispetto al modello 2018, sicuramente più pronto in risposta all’apertura del gas, ma anche più presente nel cambio marcia. Sicuramente non eccelle in performance assolute, ma la fruibilità di questo propulsore lo rende apprezzabile da chi ama “tirare il collo” alla propria moto. Ciò che andrebbe perfezionato ulteriormente è il freno motore, troppo intenso e invasivo, non aiuta a far scorrere la moto ad esempio nei tratti stretti in discesa dove si fa poco utilizzo del gas. Salendo di cilindrata si trova il giusto compromesso: la 300 4T offre le stesse sensazioni di guidabilità, ma con un motore ancora più pronto, corposo e performante, che non mette mai in crisi (per lo meno finché c’è energia per guidarlo con grinta). Il freno motore è invasivo anche su questo modello, ma nel complesso è il più godibile della gamma, ideale per un pilota medio e adeguato agli spazi dell'enduro nostrano. La scelta successiva è la 450 4T. La maggiore inerzia delle masse rotanti si fa sentire, a scapito di una guida più lenta e quindi meno agile. Per contro, il motore cresce sensibilmente in prestazioni dando anche troppa potenza per quel tipo di enduro proposto nel terreno di prova preparato dai ragazzi Sherco. La 450 è una moto adatta a chi piace fare strade scorrevoli, dove non serve agilità assoluta, quanto piuttosto una risposta del motore sempre pronta, anche quando la poca esperienza non fa azzeccare la corretta marcia da sfruttare. Con lei non c'è tanto da pensare, ti porta fuori "dai problemi" con ogni rapporto. La 500 4T è concettualmente simile, con un ulteriore innesto di cavalleria e peso percepito; ti fa capire subito che sia un modello stato pensato soprattutto per altri mercati, dove la velocità la fa da padrone.

Le 2 tempi

La 125 cresce di potenza, rendendo la moto pronta per l’agonismo rispetto alla precedente, che non brillava in prestazioni assolute. I piccoli ritocchi sul motore hanno migliorato la coppia ai bassi regimi, facendo apprezzare maggiormente le potenzialità di questa moto. La 250 è stata, tra le versioni a 2 tempi, quella che mi è piaciuta di più. Anche in questo caso c'è stato un grande salto in avanti rispetto alla versione 2018, grazie al rinnovato cilindro che la rende più prestante, ma soprattutto più lineare nell’erogazione. Questo porta a un incremento della trazione, che già sulla 300 rappresentava una grossa qualità nella passata stagione. Questi miglioramenti si notano meno sulla versione 300, che resta un cavallo di razza della gamma, ma che paga molto in comfort a causa di eccessive vibrazioni, decisamente meno presenti sulla 250. La ciclistica delle versioni 2T merita un capitolo a parte. I telai non hanno trasmesso le stesse sensazioni provate sulle versioni a 4 tempi. La guidabilità non è eccellente, sono più difficili da inserire in curva e vantano una maggiore stabilità a scapito della maneggevolezza.

Le versioni factory

I feedback sulle differenze tra le due versioni (Racing e Factory) sono stati per tutti i modelli simili: sensibile incremento delle prestazioni nel motore (il 250 4T con lo scarico Akrapovic diventa ancora più apprezzabile per fare enduro), ma soprattutto eccezionale feeling con le sospensioni. Le forcelle Kayaba sono progressive in escursione, molto sensibili nella prima parte di utilizzo e facili da regolare. Offrono maggiore precisione sul veloce, hanno più sostegno, permettono una guida di uno step superiore. Tutti i modelli offrono due mappature sulla centralina, selezionabili dal classico interruttore sul manubrio: una più “racing”, quindi maggiormente aggressiva e prestante e una più “soft” per i fondi scivolosi dove si preferisce un motore meno aggressivo. L’avviamento elettrico è presente su tutti i modelli e funziona bene, anche se la concorrenza dimostra un livello superiore in certe situazioni. L’impianto frenante, comune a tutti i modelli, è di prim’ordine. Nonostante il freno posteriore sia stato regolato “alto” su quasi tutte le moto (con un minimo di flessione del piede si percepiva subito la frenata), non è mai capitato di sentire i freni “fischiare” o di avere il pedale del posteriore che va a vuoto, in un percorso guidato e tecnico. Stesso discorso per il freno anteriore, molto modulabile e con una frenata all’occorrenza corposa e prestante. Sherco è una realtà piccola, ma veramente “a misura di uomo”, che sta dimostrando di avere voglia di crescere e lottare sul mercato contro gli altri colossi dell’enduro.
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