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“Dakar sì e TT no? Strana la scelta di FMI!"

15 marzo 2018
a cura della redazione
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  • 1/25 Stefano Bonetti in sella alla Paton S1-R Lightweight
    La FMI ha deciso di non rilasciare la licenza ai piloti italiani per gareggiare nelle road races, ma perchè allora gli permette di partecipare alla Dakar? Un lettore ci chiede una spiegazione

    Caro direttore, la Federazione Motociclistica Italiana ha deciso non rilasciare la licenza ai piloti italiani per il prossimo Tourist Trophy. Mi sembra una scelta molto ipocrita, visto che la stessa FMI organizza le gare in salita in Italia e dà la licenza ai nostri piloti che vanno a rischiare la vita alla Dakar… Sì certo, perché quella non è mica pericolosa…

    Eugenio Castoldi – email

    Caro Eugenio, una gara in salita è ammessa dalla FMI a patto che garantisca una velocità media inferiore a 105 km/h e massima di 180 km/h. Tutto questo è inderogabile, anche a costo di introdurre una chicane nei tratti rettilinei più veloci. Al TT invece si viaggia fino a 215 km/h di media e oltre i 320 km/h come velocità di punta. Complice anche un’attenzione completamente diversa alla sicurezza (segnalazioni, larghezza carreggiata, assenza dossi, Ufficiali di Percorso, ecc), capisci bene che una “nostra” gara su strada è decisamente più sicura del Tourist Trophy. O forse è il caso di dire meno pericolosa. La Dakar, invece, è una gara affascinante, ma folle quasi quanto il TT. È vero, nel deserto conta la navigazione ed è difficile assistere a rischiosi corpo a corpo tra piloti, e forse non è un caso che il loro tasso di mortalità sia leggermente inferiore rispetto a quanto accade sull’Isola di Man, vera “Mecca” della velocità. Ma questo forse non è un motivo sufficiente per usare due pesi e due misure.

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