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Yamaha YZ450F 2018: com'è umana, lei

2 July 2018
a cura della redazione
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  • 1/25 Yamaha YZ450F 2018: il test di Motociclismo
    La terza evoluzione del progetto "inverter" si presenta meno aggressiva e ruvida. Si limita la sensazione di pesantezza e di potenza pura, pur restando una moto alta e muscolosa. Tutto questo grazie a un nuovo telaio, un motore evoluto con avviamento elettrico e a modifiche funzionali. La nostra prova

    Come va

    Migliorato il comfort e la gestione Il nostro è stato un brevissimo assaggio, tra una sessione e l'altra dello shooting ufficiale della Casa di Iwata svoltosi sulla pista di Ottobiano (PV). Tre giri a fuoco e via, per sentire quanta differenza può esserci tra due moto che un appassionato poco esperto a prima vista potrebbe confondere. Sbagliando. La moto cambia tanto, anche se l'ultima volta che avevo guidato una Yamaha in versione 2017 ero nel fango e in un'altra pista. La prima sensazione è che sia meno “mastina”, cioè meno muscolosa, che richieda meno impegno per guidarla. La posizione in sella è più a misura d'uomo, mentre prima mi sembrava più ingombrante tra le gambe. Nella parte anteriore è sempre voluminosa, ma in quella centrale è più "giusta".

    Ho avuto la sensazione che la moto spingesse meno in avanti. In passato mi trovavo a spingermi indietro per contrastare questa caratteristica, mentre adesso mi sembra molto più equilibrata, più bassa dietro e più gestibile. Le sospensioni scorrono molto bene e sono anche abbastanza libere di ritorno, il che rende la guida molto confortevole. Ad alta velocità avrei dato qualche click in più di freno idraulico. Se la sospensione anteriore mi sembra simile al passato, sempre molto sensibile, scorrevole e confortevole, il posteriore mi è sembrato più morbido, ma forse anche più preciso.

    Cliccate qui per tutte le informazioni sul nuovo modello, trovate anche foto e video.

    Yamaha YZ450F 2018: com'è umana, lei

    Cavalli sì, ma meglio distribuiti

    Il motore è sempre potente, ma ora più “leggero”, più fluido e rapido nel salire e scendere di giri, ma anche meno ruvido, meno bombardone. Ha una schiena solida, ma che non mette in difficoltà. L'erogazione è brillante, ma gestibile. Sembra abbia anche meno volano di prima, è più rapido a salire di giri. La sensazione è quella di una moto con un alto potenziale, molto racing, ma anche molto confortevole. Il rumore di aspirazione sotto al naso c'è sempre e forse anche un filo più appuntito. Finché sei fresco ti dà la carica, ti stimola, ma alla lunga ti può togliere energie. L'avviamento elettrico fa piacere, eccome, soprattutto su una 450, direi che ormai è obbligatorio. E funziona; realizzare un servizio fotografico è quanto di più probante per un avviamento elettrico, perché la moto viene spenta e riaccesa più volte nell'arco di pochi secondi e non abbiamo avuto nessun problema. L'handling generale è migliorato, nel senso che è più facile da guidare.

    Yamaha YZ450F 2018: com'è umana, lei

    ​C'è da dire che la pista era appena ruspata e senza grosse buche, quindi non ho potuto verificare il comportamento quando la situazione si fa impegnativa; ma non si è mai scomposta e non ha dato idea di avere un limite in questo. Rimane la sensazione di avere una moto abbastanza alta, un po' “cavallosa”, una sensazione ormai tipica di questo tipo di motore a ciclo invertito. Rispetto al passato, però, molto meno, è molto più umana. In salto si comporta molto bene e l'inerzia generata è contenuta per essere una 450 e soprattutto per essere una Yamaha 450... La frizione è abbastanza morbida e costante nel rendimento sotto sforzo; anche in questo caso vale il discorso del bottoncino: le foto sono un gran bel modo per farla gonfiare, ma ha mantenuto uno stacco costante. Il cambiamento c'è, si sente e forse ci voleva. La nuova Yamaha è più comoda e sincera nella guida, meno fuori dal coro, pur restando un purosangue da corsa.

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