Una pioggia fine, un distributore anonimo, il fastidio di aver sbagliato lato. Da quell’attimo nasce un’idea minuscola e geniale che ancora oggi ci evita un’inversione sotto l’acqua. È la storia discreta di un segno sul cruscotto che ha migliorato la vita a milioni di guidatori.
Ci siamo passati quasi tutti. Arrivi alla pompa, scendi, guardi lo sportellino del carburante e ti accorgi che è dall’altra parte. Un respiro, una manovra, magari una coda che cresce dietro di te. È un errore comune, specie se usi auto a noleggio, car sharing, o la seconda vettura di famiglia. Da qui parte una domanda semplice: perché non esiste un promemoria chiaro, sempre a portata d’occhio?
Negli anni Settanta molte vetture avevano il bocchettone dietro la targa. Con l’evoluzione delle pratiche di sicurezza e delle prove d’urto, l’industria si spostò su un lato della carrozzeria. La posizione divenne variabile per marca e modello. Il risultato? Ogni pieno poteva trasformarsi in una scommessa. Il problema era reale, diffuso, quotidiano.
Un giorno d’aprile del 1986, a Dearborn, Michigan, un designer Ford si ferma a fare benzina con l’auto aziendale. Piove. Parcheggia, scende, sbaglia lato. Risale, manovra, si inzuppa. È lì che scatta l’idea: usare il cruscotto come bussola. Quel designer era James Moylan, specialista di finiture interne. Propose di aggiungere una piccola freccia accanto all’icona della pompa di carburante. Nessun nuovo componente, nessuna complessità: solo una micro-variazione grafica sul quadro strumenti. Basso costo, alto valore.
Secondo documentazione Ford e manuali d’uso dell’epoca, la freccia debuttò sui model year 1989, iniziando da Ford Escort e Mercury Tracer, per poi estendersi a Thunderbird e Mercury Cougar. È uno standard di fatto da fine anni Ottanta: oggi lo trovi su vetture di ogni segmento e provenienza. Nota importante: la data di scomparsa di Moylan (11 dicembre, 80 anni) è riportata da cronache settoriali; non tutte le fonti pubbliche sono al momento consultabili in modo indipendente.
La freccia di Moylan sembra insignificante. In realtà risolve un attrito ricorrente con tre effetti misurabili:
Riduce errori al rifornimento e manovre inutili.
Esempi concreti? I manuali della Ford Escort MY1989 riportano il pittogramma con freccia; lo stesso vale per diversi marchi negli anni successivi. Alcune case usano un triangolino, altre una freccia piena. Il messaggio non cambia: guarda l’icona del carburante, segui la freccia, allinea l’auto dal lato giusto. Per le famiglie con due vetture, o per chi viaggia spesso, è un gesto che diventa automatico. E quando lo dimentichi, quel simbolo è lì. Silenzioso. Pronto.
C’è anche un aspetto di cultura del design. Moylan non inventa una tecnologia. Riconosce un bisogno. Lo traduce in un segno visivo chiaro. La soluzione vive nel contesto giusto (il cruscotto), nel momento giusto (prima di spegnere l’auto), con la giusta granularità informativa (una freccia, non un testo). È E2E: dalla frustrazione alla soluzione, senza fronzoli.
Oggi, mentre salutiamo James Moylan, ci rimane una lezione concreta: il genio spesso è un atto di sottrazione. Una domanda allora resta aperta, ogni volta che osserviamo un’interfaccia a bordo o sullo schermo: quale altro problema quotidiano sta aspettando una freccia così piccola, e così decisiva, per scomparire?
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