L’offerta ufficiale arrivata negli ultimi giorni riaccende il confronto sul destino di uno degli asset più importanti della famiglia Elkann, che potrebbe clamorosamente vendere ad un altro imprenditore italiano
La famiglia Agnelli, insieme ai Berlusconi, Ferrero e altre importanti dinastie rappresenta da sempre un punto di riferimento nel mondo dell’imprenditoria non solo italiana ma internazionale. Nel tempo, il gruppo Exor ha costruito una presenza articolata che va ben oltre l’automotive, includendo partecipazioni nei media, nella finanza e in diversi settori strategici.
Tra i settori più in crisi l’editoria è uno di quei comparti che, più di altri, si trova oggi in una fase di trasformazione profonda, fra Il calo delle vendite cartacee, l’evoluzione del consumo di informazione e la necessità di nuovi modelli di sostenibilità economica che hanno reso inevitabile una riflessione sul futuro delle testate tradizionali. Exor ha già tanti problemi con Stellantis, anch’essa in crisi, e ha quindi deciso di mettere in vendita La Stampa, storico quotidiano torinese ed asset della famiglia Elkann.
La notizia è già nota da parecchio tempo, ma negli ultimi giorni per la prima volta è arrivata un’offerta formale, completa di una cifra precisa. A presentarla è stato Andrea Iervolino, produttore cinematografico attivo a livello internazionale, che ha manifestato ufficialmente l’interesse ad acquisire La Stampa.
L’offerta dell’imprenditore italiano ammonta a 22,5 milioni di euro ed è stata formalizzata attraverso una comunicazione scritta inviata ai vertici delle società coinvolte. La proposta è stata presentata tramite una società con sede negli Stati Uniti riconducibile allo stesso Iervolino e prevede una fase preliminare di verifica dei conti, passaggio standard in operazioni di questo tipo, con l’obiettivo di arrivare a una definizione dell’operazione in tempi relativamente rapidi, segnale di un interesse che va oltre una semplice esplorazione.
L’interesse di un produttore cinematografico per un quotidiano storico fa capire come il mondo dell’audiovisivo e quello dell’informazione tradizionale sembrano sempre più interconnessi, ed investire in un giornale potrebbe significare puntare sulla forza del marchio, sulla sua autorevolezza e sulla possibilità di sviluppare nuovi linguaggi e formati senza restare ancorati a format arcaici.
Al momento, la trattativa è ancora in fase preliminare, ma potrebbe stimolare offerte da parte di altri imprenditori rimasti a guardare alla finestra fino a questo momento.
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