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Motori Diesel vs Benzina: perché le candele non sono presenti nei Diesel?

Un cofano aperto racconta storie diverse. Nel benzina senti frizzare l’attesa, nel diesel la calma prima della spinta. E poi c’è quel piccolo mistero: un componente famoso da una parte, assente dall’altra.

Chi guida entrambi lo sa. Il motore a benzina ti invita a salire di giri. Il diesel spinge in basso, con coppia piena già a regimi tranquilli. In inverno, la scena è tipica: giri la chiave, nel diesel si accende la spia a spirale. Aspetti un lampo. Nel benzina no: parte e basta.

Sotto il cofano cambia il rituale e cambia la fisica. In entrambi i casi serve energia per innescare la combustione. Ma non è la stessa scintilla, non è lo stesso momento. Il risultato su strada lo senti: erogazione diversa, rumore diverso, consumi diversi. La domanda resta sospesa: perché un’auto ha le candele, l’altra no?

Motori Diesel vs Benzina: Perché le Candele Non Sono Presenti nei Diesel?

Il benzina lavora con una miscela aria-carburante già pronta nel cilindro. Usa candele di accensione per dare la scintilla nel punto giusto. La centralina regola anticipo, iniezione, farfalla, con l’ossessione di evitare il knock. Qui il controllo è elettrico e preciso.

Il diesel sceglie un’altra via. Comprime solo aria. Molta aria. I numeri aiutano: il rapporto di compressione tipico sta tra 16:1 e 22:1 (contro 10:1–14:1 di molti benzina moderni). Questa compressione porta l’aria a temperature elevate, spesso oltre 500 °C. È un dato consolidato in manuali come il Bosch Automotive Handbook. Ma non abbiamo ancora detto il punto.

Eccolo: nel diesel il carburante arriva dopo, a fine compressione, tramite iniezione common-rail ad alta pressione. Il gasolio entra in goccioline finissime e si accende da solo per autoaccensione. Per questo i motori diesel non montano candele. Non servono. La combustione nasce dal calore della compressione, non da una scintilla.

Cosa fanno davvero le candelette

E le famose candelette? Non sono “candele diverse”. Sono piccoli elementi riscaldanti. Scaldano la camera o la zona vicino all’iniettore per aiutare l’avviamento a freddo. Nei moderni sistemi, il pre-riscaldo dura spesso meno di 2–3 secondi sopra lo zero. Esiste anche il post-riscaldo: la candeletta resta attiva per ridurre rumore e particolato fino a quando il motore non va in temperatura.

Un aneddoto. Una mattina di gennaio in montagna, -8 °C, un 2.0 turbodiesel recente: giro la chiave, spia a spirale, uno-due, via. Dieci anni prima avrei aspettato di più. I progressi di gestione elettronica e materiali sono reali; Bosch, per esempio, documenta candelette a risposta rapida e controllo preciso della temperatura (vedi: bosch-mobility.com, sezione Glow Systems).

La morale tecnica è semplice. Il benzina chiede una scintilla controllata. Il diesel costruisce il calore che gli basta. Le candelette sono un aiuto per i momenti freddi, non il cuore dell’accensione.

E allora, la prossima volta che aspetti quella piccola spia arancione, pensa a quanta energia c’è in un pistone che comprime aria fino a far nascere il fuoco da sé. Preferisci il gesto rapido della scintilla o il respiro profondo della compressione?

Simone Tortoriello

Classe 1996, Giornalista Pubblicista. Amante del calcio, dei motori e dello sport in generale, dopo l’esperienza fallimentare sul prato verde ho avuto maggior fortuna nel “dietro le quinte”. Grande tifoso dell’Inter e della Ferrari, sono cresciuto al momento giusto per godermi il periodo più buio della storia di entrambe.

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