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Yamaha, il modello che poteva spaccare tutto in Italia: perché l’hanno guidata in pochissimi

Yamaha è uno dei marchi più apprezzati dai motociclisti italiani e gli amanti degli scooter, al pari della Honda, ma c’è un modello che ancora oggi si fa rimpiangere

Tra le moto giapponesi più vendute in Italia c’è sempre stata bagarre tra Honda e Yamaha per il primo posto. Un bacino di utenza ampissimo nel nostro Paese e nel mondo intero, ma nonostante ciò non tutte le moto del colosso giappponese sono arrivate ufficialmente sul mercato italiano. Alcune sono rimaste confinate ad altri Paesi, diventando oggetti curiosi per gli appassionati e occasioni mancate per chi avrebbe voluto vederle circolare anche sulle nostre strade.

Yamaha, il modello che poteva spaccare tutto in Italia: perché l’hanno guidata in pochissimi (Motociclismofuoristrada)

Yamaha SRV 250, il rammarico per gli italiani

Tra le Yamaha più importanti mai commercializzate in Italia c’è la SRV 250, che nasce come una moto compatta, pensata per un utilizzo quotidiano, senza ambizioni sportive ma con una chiara attenzione alla qualità costruttiva e alla guidabilità. Una moto semplice, ben proporzionata e facile da usare, una filosofia che, soprattutto negli anni Novanta, avrebbe potuto funzionare anche in Italia.

La moto era equipaggiata con un motore bicilindrico parallelo da 249 cc, raffreddato a liquido, un’architettura non scontata per una cilindrata così contenuta, scelta che garantiva una maggiore regolarità di funzionamento rispetto ai classici monocilindrici. L’erogazione era fluida, prevedibile e adatta a un utilizzo urbano ed extraurbano, senza strappi e senza sorprese.

La ciclistica seguiva la stessa logica, il telaio era progettato per offrire leggerezza e maneggevolezza, con una distribuzione dei pesi che rendeva la moto facile da guidare anche per chi aveva poca esperienza.

Le sospensioni non erano sofisticate, ma ben tarate per l’uso quotidiano, capaci di assorbire le asperità senza compromettere la stabilità. La sella non troppo alta, il manubrio ben posizionato e le pedane in posizione rilassata permettevano di affrontare sia tragitti brevi sia spostelli più lunghi senza affaticare. Un’impostazione che oggi definiremmo “user friendly”, ma che all’epoca rappresentava già un valore aggiunto. Esteticamente la SRV 250 aveva un design pulito e coerente, linee semplici, serbatoio compatto, una moto sobria al punto giusto.

Resta il rammarico tra gli appassionati della Yamaha SRV 250 che non sia mai stata importata ufficialmente in Italia. Considerando il successo di modelli simili nel nostro Paese, soprattutto tra i neofiti e tra chi cercava una moto pratica e affidabile, è lecito pensare che avrebbe potuto trovare il suo spazio. Il mercato italiano, storicamente attento alle cilindrate medio piccole, avrebbe probabilmente accolto con interesse una bicilindrica accessibile, ben costruita e facile da gestire.

Simone Tortoriello

Classe 1996, Giornalista Pubblicista. Amante del calcio, dei motori e dello sport in generale, dopo l’esperienza fallimentare sul prato verde ho avuto maggior fortuna nel “dietro le quinte”. Grande tifoso dell’Inter e della Ferrari, sono cresciuto al momento giusto per godermi il periodo più buio della storia di entrambe.

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