Scopri come la MotoGP 2026 si prepara per la nuova stagione con cinque giorni di prove intense a Buriram. Analisi dettagliate, strategie di squadra e anticipazioni
Il vento caldo della Thailandia, il profumo di gomma nuova, i box che si aprono all’alba: il conto alla rovescia per la nuova stagione prende forma nel silenzio carico di attesa dei test. È qui che la velocità, prima di esplodere in gara, si affila in un giorno alla volta.
Il calendario test allinea tempi, metodi, obiettivi. Ogni squadra pianifica il primo chilometro, il primo long run, la prima comparazione tra pacchetti aerodinamici. Nulla è lasciato al caso. Negli ultimi anni, la routine ha alternato Sepang e Lusail. Condizioni stabili, dati abbondanti, riferimenti chiari.
Poi, ci sono circuiti che cambiano la prospettiva. Il Chang International Circuit di Buriram è uno di questi. Rette lunghe, staccate secche, accelerazioni brutali in seconda marcia. Il tracciato misura 4,554 km e vive di contrasti: caldo intenso, umidità alta, brevi acquazzoni pomeridiani. È un laboratorio severo per gomme, freni e gestione termica. Qui il margine di errore si assottiglia.
Il punto centrale della storia: cosa aspettarsi dai cinque giorni
Il punto centrale arriva a metà di questa storia: per la MotoGP 2026, gli organizzatori hanno programmato cinque giorni di prove a Buriram prima dell’inizio della stagione. È la scelta che ridisegna la preparazione. Non si tratta di un “touch and go”, ma di una presenza estesa, pensata per portare i pacchetti tecnici vicino allo stress gara. Le date sono state comunicate agli addetti ai lavori; al momento in cui scriviamo, il dettaglio ufficiale giorno‑per‑giorno non risulta ancora pubblicato nella sezione calendari di motogp.com. Se non apparirà a breve, tratteremo l’indicazione come “provvisoria” fino alla conferma pubblica.
Buriram mette tutto sotto stress. La prima parte premia il motore e la velocità di punta; la seconda chiede trazione e appoggio in piega. Le frizioni soffrono, i freni si scaldano, le gomme posteriori rivelano in fretta i limiti. È un contesto utile per validare mappature, cooling, e nuove specifiche aerodinamiche. Nel 2018 la MotoGP testò qui prima del debutto del GP
Chi teme la variabile meteo? La media di fine inverno nell’Isan viaggia sopra i 30 °C, con umidità spesso oltre il 60% (dati: Thailand Meteorological Department). Condizioni perfette per scovare surriscaldamenti nascosti e mettere alla prova i long run in configurazione gara.
Cinque giornate permettono una progressione pulita: shakedown componenti al day 1, back‑to‑back su telaio e ali al day 2, simulazione Sprint al day 3, long run e degrado gomme al day 4, rifinitura e prove di partenza al day 5. Nei test recenti a Sepang e Lusail, un top rider copre spesso 150‑200 giri in tre o quattro giorni; con una finestra più ampia a Buriram, i team potranno distribuire il carico e lavorare di più sul passo invece che solo sul time‑attack. I dati ufficiali sui run verranno, come sempre, dalle tabelle cronometrate pubblicate su motogp.com e dai report tecnici dei costruttori.
Sul fronte regolamenti, non ci sono ancora comunicazioni definitive di Dorna e FIM su eventuali modifiche sostanziali per il 2026 rispetto al 2025. La pianificazione indicata punta quindi a massimizzare la validazione delle evoluzioni già in pipeline, con un occhio a consumi, affidabilità e gestione della Sprint. Se emergeranno aggiornamenti regolamentari, saranno la variabile che i team inseriranno nei test day‑by‑day.
Una nota pratica. Buriram ha infrastrutture efficienti e afflusso scorrevole, fattori che contano quando si movimentano container, banchi prova e un intero paddock in trasferta. Per chi segue da casa, i riferimenti più solidi restano i comunicati ufficiali e i time‑sheet: sono questi i numeri che danno sostanza a ogni sensazione dal muretto.





