Rivivi un secolo di storia automobilistica nel 2026, celebrando i compleanni di icone come la Patent-Motorwagen, la Fiat 500 e la Tesla Model 3. Un viaggio tra motori a scoppio ed elettrici.
Un anno di memoria in movimento: nel 2026 tornano in pista dieci compleanni dell’auto, dagli albori del motore a scoppio ai giorni dell’elettrico. È un viaggio breve e intenso, fatto di nomi che pulsano come fari nella notte.
Hanno il dono di lasciare il segno. Forse è una coincidenza, ma la storia dell’auto sembra sincronizzata su questa cifra. Nel 2026 abbiamo un’agenda piena. Non solo modelli famosi: anche marchi e idee che hanno spostato il baricentro della mobilità. Qui non celebriamo soltanto ricorrenze. Riapriamo un cassetto e troviamo odori, rumori, desideri.

Nel 1886, Karl Benz deposita il brevetto (DRP 37435) della sua Patent-Motorwagen. È l’atto di nascita dell’automobile come veicolo mosso da motore a scoppio. Monocilindrico da 954 cc, circa 0,75 CV, 16 km/h reali: pochi numeri, effetto enorme. La fonte è l’archivio del Deutsches Patent- und Markenamt.
Salto al 1906. A Torino nasce Lancia, per volontà di Vincenzo Lancia e Claudio Fogolin. La prima vettura, 12 HP (detta Alfa), arriva tra il 1907 e il 1908: le cronologie non sono univoche e lo segnaliamo. Nello stesso 1906 prende forma anche Rolls-Royce (la Limited è del 1906), destinata a definire il lusso su ruote.
Nel 1936, ecco la Fiat 500 “Topolino”. 569 cc, 13 CV, trazione posteriore. Per tante famiglie italiane è stata la prima chiave in tasca. Progetto di Dante Giacosa, produzione fino al 1955: pratica, minuta, irresistibile.
Febbraio 1956: arriva in edicola Quattroruote. Il mensile di Gianni Mazzocchi fotografa un Paese che accelera: benzina a 128 lire al litro, 485 km di autostrade, Giulietta in copertina. Dati verificabili nel suo archivio storico.
Dal carburo ai kWh: un filo che unisce
1966, doppio colpo. L’Alfa Romeo Duetto debutta a Ginevra: spider filante, coda “osso di seppia”, 1.570 cc bialbero e 109 CV. Ultima opera seguita da Pinin Farina in persona. Nello stesso anno, la Lamborghini Miura fa il vuoto: stile di Marcello Gandini per Bertone, V12 di 4 litri in posizione centrale, progetto firmato da Dallara e Stanzani. È la supercar che inventa il poster.
Nel 1986 entra in scena la Lancia Delta HF 4WD. Breve vita stradale, enorme impatto sportivo: è la base della Gruppo A che apre il ciclo d’oro nel WRC. Titoli costruttori 1987-1988; tra i piloti, Juha Kankkunen (1987) e Miki Biasion (1988) su Delta. Dati FIA alla mano.
Il 1996 coccola chi ama guidare. Nasce la Lotus Elise: motore centrale, peso piuma e 120 CV per ricordare che la leggerezza è un moltiplicatore di gioia. La Mercedes SLK porta il tetto rigido ripiegabile nella vita quotidiana. La Porsche Boxster (986) riaccende il boxer centrale: 2.5 da 204 CV, ingresso “accessibile” nel mito.
Nel 2006 arriva l’Audi R8. Motore centrale, telaio in sinergia con la Gallardo, ambizione chiara: stare al tavolo di chi costruisce supercar senza alzare la voce.
Infine, 2016: Tesla Model 3. Svelata in primavera, prodotta dal 2017. Nel 2021 supera il milione di consegne globali (EV-Volumes e dati Tesla), prima elettrica a farcela. La vettura elettrica diventa di massa senza perdere quell’aria da prototipo del futuro.





