Tragedia a Bari: due giovani perdono la vita in prova Moto su strada vietata, indagini in corso sui cellulari sequestrati

Scopri la tragica storia di due giovani a Bari, morti in un incidente sulla complanare della SS100. Analizziamo le regole del Codice della Strada

Una strada laterale, il rombo che sale, gli amici a pochi metri. Poi il silenzio. A Bari, su un tratto di complanare, una prova finita male ha spezzato due vite e lasciato molte domande ancora aperte.

Il nome della città pesa. A Bari, il dolore si spande veloce. Ci si ferma sull’argine della complanare, lo sguardo corre ai new jersey, al nastro bianco e rosso. Pochi dettagli, tanti sospiri. Chi è passato lì poco dopo parla di lampeggi blu, di voci basse, di telefoni stretti in mano senza il coraggio di chiamare. Non serve immaginare oltre. Bastano i fatti.

Tragedia a Bari: Due Giovani Perdono la Vita in Prova Moto su Strada Vietata, Indagini in Corso sui Cellulari Sequestrati
Tragedia a Bari: Due Giovani Perdono la Vita in Prova Moto su Strada Vietata, Indagini in Corso sui Cellulari Sequestrati

Due ragazzi sono morti sulla complanare della SS100, all’altezza di Mungivacca. Alla guida c’era un 17enne. Dietro di lui, o accanto a lui fino a un istante prima, l’amico di 18 anni, proprietario del mezzo. La motocicletta non poteva essere guidata da minorenni. È un punto fermo.

Il Codice della Strada lo chiarisce: a 17 anni si può condurre solo con patente A1 e mezzi fino a 125 cc e 11 kW; moto più potenti richiedono almeno 18 anni e patente A2. Non è stato diffuso alcun dato ufficiale su velocità, condizioni del fondo o eventuali urti con ostacoli. Non sappiamo, al momento, se i dispositivi di sicurezza fossero indossati e correttamente allacciati. Meglio non colmare i vuoti con ipotesi.

Le domande dell’indagine e cosa sappiamo finora

Le domande dell’indagine corrono su un binario preciso. La Procura vuole ricostruire attimi e scelte. Per questo gli inquirenti hanno sequestrato i telefoni degli altri ragazzi presenti. È una prassi che, in casi simili, aiuta a capire: messaggi, chat, video girati prima di partire, note vocali su una “prova” organizzata all’ultimo, tracce di geolocalizzazione. Se c’è stato un patto, un incoraggiamento, una sfida, emergerà. Se invece è stato un impulso, un “faccio un giro e torno”, lo diranno i minuti e gli orari. Anche questo è rispetto: affidare ai riscontri, non alle voci, il racconto dell’ultimo tratto.

In Italia, nel 2022, sono morte più di 3.100 persone in incidenti stradali. I giovani pagano un prezzo alto, soprattutto su due ruote. Le ore serali e i fine settimana aumentano il rischio. La fisica non fa sconti: peso, potenza, distanza di frenata. Una moto “troppo grande” per chi la guida lascia margini stretti anche all’errore minimo. È vero per chiunque, a maggior ragione per chi ha pochi chilometri di esperienza.

La complanare attrae: carreggiata ampia, traffico discontinuo, visuale aperta. Sembra il luogo giusto per “sentire” il mezzo. Non lo è. Esistono piste, aree chiuse, giornate di prove con istruttori. Costano meno di una riparazione, infinitamente meno di un funerale. È un cambio di cornice, prima che di regole. È dire a un ragazzo: ti do il contesto giusto, ti insegno come si prova, non ti lascio solo con una chiave e una strada piatta.

Intanto, a Bari, le carte passano di mano, i verbali si allungano, le famiglie aspettano. La Procura darà risposte tecniche; le comunità, si spera, risposte culturali. Non c’è condanna che serva, qui. C’è da imparare in fretta, perché la strada non aspetta nessuno.

Resta una scena semplice: un casco poggiato a terra, un riflesso nell’asfalto, un vento che non porta più rumore. Quando consegniamo una moto a un diciassettenne, cosa gli stiamo dando davvero: libertà o un enigma che non sa ancora decifrare?

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