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Marco Gualdani
29 January 2024

Prova Fantic XEF 310: 4 tempi dall'equilibrio perfetto

Alle enduro 4T 250 e 450 di Fantic si aggiunge l'inedita 310 che abbiamo messo alla prova scoprendo una moto convincente da subito per il perfetto bilanciamento tra potenza e maneggevolezza; è già lei la regina della gamma?

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Il concetto di ibrido non lo ha certo in ventato Fantic. Però l'ha saputo interpretare molto molto bene. La "via di mezzo", la cilindrata intermedia, è quella che va per la maggiore tra le enduro 4 tempi e mancava nella gamma della Casa veneta. Fino a oggi le proposte si erano le classiche cilindrate 250 e 450, a cui si è appena aggiunta la nuovissima 310, realizzata dalla triade Fantic-Salvini-Athena. Una moto che nasce sulla base della XEF 250 da cui recupera la parte ciclistica caratterizzata da telaio perimetrale in alluminio e sospensioni Kayaba con forcella a cartuccia chiusa, oltre all'ergonomia classica di Fantic, con il design tradizionale delle plastiche. Anche il layout progettuale conferma la cassa filtro invertita con il serbatoio benzina, che si trova sotto la sella, e la testa del motore ruotata di 180°. Immancabile l'elettronica GET e lo scarico marchiato Arrow. Dove cambia è nella cilindrata e nell'elettronica.

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Per realizzare una moto dalla cilindrata effettiva di 304 cc, Fantic si è affidata a un partner classico: Athena. L'azienda veneta ha curato sia la parte meccanica sia quella elettronica. Per aumentare la cilindrata si è sviluppato il kit "Big Bore Extreme" già a catalogo che prevede un cilindro dall'alesaggio maggiorato a 85 mm, realizzato con una tecnologia interna che permette di mantenere inalterati gli ingombri di innesto del cilindro nel carter, allargando l'alesaggio grazie a una particolare fusione, capace di creare un "abbraccio meccanico" tra l'alluminio e l'acciaio della canna. La corsa resta inalterata a 53,6 mm. Il pistone è forgiato tramite estrusione inversa, ovvero uno stampo che, scendendo dall’alto, imprime una forma al materiale andando a creare l’oggetto, con parametri di pressione e temperatura predefiniti. Avere un pistone leggero è il sogno di ogni progettista e il gioco di questo big bore sta nel mettere l‘alluminio nei posti giusti con lo spessore corretto, rispettando le caratteristiche di ingombro per quanto riguarda l’interfaccia con la biella e con le sedi valvole. Anche lo squish viene cotrollato in funzione dell’alesaggio per poi ricavare il volume in camera per ottimizzare il rapporto di compressione. Le fasce del pistone sono due, rivestite, e realizzate con materiali all’avanguardia. Lo spinotto invece, è in acciaio aeronautico rivestito con materiale antiattrito.

Elettronica

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Gran parte del lavoro di ottimizzazione del motore è affidato all'elettronica, anche questa gestita da Athena, con centralina dedicata e SX1 Controller a manubrio, una novità che permette di selezionare la mappatura e il livello di intervento del traction control. Un dispositivo facile, intuitivo e molto piacevole da vedere e toccare, grazie a due tasti in gomma e sette luci interne a LED colorati che informano sulla mappa selezionata e sul livello del TC. Come potete vedere dalle immagini qui sopra, appena si accende ci mostra la bandiera italiana e un istante dopo si illumina la mappa selezionata. Quella con luce blu è la "full", quella rosa è la "standard". Ma si può caricare anche una terza curva "soft", già preimpostata, attraverso l'app dello smartphone che si collega facilmente a una seconda centralina alloggiata sotto al portanumero sinistro. Attraverso l'app si possono anche variare altri parametri e personalizzare ulteriormente la risposta del motore. Il traction, invece, si attiva schiacciando il pulsantino in basso a sinistra che informa sul livello già preimpostato; se si vuole aumentare o diminuire basta tenere premuto lo stesso pulsante per più tempo e il numero inizia a lampeggiare. A quel punto, si può cambiare il numero con i pulsanti superiori di selezione mappa. L'ultimo pulsante in basso a destra, invece, attiva il quickshift, ma le Fantic enduro 2024 ne sono sprovviste di serie.

Come va

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Che bella moto! Davvero un modello nato bene, perfettamente sensato per performance e inquadramento sul mercato. Talmente efficace da porsi, sin da subito, come riferimento della gamma 4T, perché incarna centra in pieno il concetto della via di mezzo. Ci è capitato tante volte di mettere alla prova una gamma con varie cilindrate e, al crescere della cubatura, aumentava anche l'inerzia e il peso dinamico. In questo caso, non è eccessivo parlare di una 250 con più schiena e cavalleria. Letteralmente. L'erogazione è perfettamente raccordata da un intervento elettronico che lavora in armonia con la meccanica e il risultato è quello di un modello a cui è difficile trovare un difetto motoristico.

Per poter inquadrare al meglio questa 310, abbiamo cominciato il test in sella alla sorellina XEF 250, in modo da imparare il percorso e avere dei riferimenti per erogazione, allungo, freno motore, agilità, ritrovando quelle sensazioni conosciute nei test precedenti e sempre molto piacevoli. La 250 è una moto per tutti, dal facile approccio, confortevole e gentile. La base è quindi buona e potremmo definire la 310 come la versione ideale della 250. Migliora in tutto: ha uno spunto più efficace al primo tocco gas senza essere brusca o sfacciata, ha una schiena più ricca ai medi, riesce a spingere un po' di più in alto (dove la 250 non brilla particolarmente). Ma, oltre a questo, è libera di freno motore, esageratamente scorrevole e quindi molto più efficace ma soprattutto facilissima. Incredibile come non si accusi la maggiore inerzia di una cilindrata superiore, ma se ne apprezzino solo i vantaggi. Grazie al limitato freno motore si affrontano meglio le percorrenze, si è più scorrevoli negli inserimenti, ci si può permettere di lasciar andare il motore con il gas chiuso in più situazioni. Paradossalmente risulta persino più agile e maneggevole della 250. Per contro, si alleggerisce un po' di più l'anteriore e serve trovare un bilanciamento più adeguato alla ciclistica per potersi fidare al 100%.

Sensato il lavoro delle due mappature, con la "hard" che sprigiona maggiore cavalleria e rapidità a prendere giri e velocità rispetto alla standard e l'intervento del traction control altrettanto ottimale. Con il giusto livello di invasività il TC ti supporta e rende tutto ancora più coerente ed equilibrato, dandoti la sensazione di andare ancora più forte. Il giorno della prova il fondo del Borilli Offroad Park era secco e pieno di sassi smossi e se avessimo dovuto prendere i tempi con queste condizioni probabilmente avrebbe pagato di più una configurazione con mappa "soft" e traction medio alto (4/5), ma il gusto di andare in giro con la "full power" era davvero un'altra cosa; più grinta, più prestazioni, più sound di aspirazione. Davvero un prodotto che ti coinvolge e diverte, ottimamente riuscito sin dal primo colpo. Non esageriamo col dire che è già la 4T migliore della gamma Fantic enduro 2024. Bravo Alex.

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