Marco Gualdani - 21 febbraio 2020

I problemi di essere licenziati

La FMI entra a gamba tesa sugli enti di promozione sportiva, ribadendo l’illegittimità delle omologazioni degli impianti al di fuori della propria giurisdizione. Continua così un deciso braccio di ferro. Ne parliamo con il presidente FMI Copioli

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l confronto (più o meno diretto) tra la Federazione Motociclistica Italiana e gli EPS (enti di promozione sporti- va, siano essi AICS, ASI, CSEN o UISP) va avanti da tempo immemore. Da un lato c’è la serietà istituzionale che deve mantenere una federazione nazionale, vincolata al rispetto delle leggi vigenti e al controllo del mantenimento di determinati standard di sicurezza a tutela del tesserato, di organizzazione e professionalità. Dall’altro gli EPS, in parte esentati dal rispetto di certe regolamentazioni, proprio per il fatto di svolgere attività promozionale. In molti casi si tratta di realtà territoriali che acquisiscono più o meno consensi a seconda del gruppo che opera in quella determinata regione. Ecco, quindi, che ASI è molto forte nel nord ovest, CSEN nel nord est, UISP nel centro Italia, AICS al sud e così via. La possibilità di offrire una licenza a un prezzo più basso rispetto a quella FMI, che permette di potersi allenare nelle piste da cross e di partecipare alle manifestazioni dedicate, fa leva su tanti appassionati al punto che il numero di iscritti a certe gare è davvero rilevante e molto spesso superiore a quello dei campionati regionali FMI. I motivi, oltre a quello dei costi, sono numerosi. Livello medio più basso, frammentazione delle categorie, minore esasperazione, maggiore agilità nella burocrazia. Sappiamo bene che il fine ultimo dei praticanti è quello di divertirsi in sella, evitando il più possibile le problematiche e negli EPS si trova terreno fertile. In Italia gli enti di promozione sportiva sono riconosciuti dal CONI che ne regolamenta le attività attraverso un codice redatto nel 2014 in cui si evidenzia la possibilità di “promuovere e organizzare attività multidisciplinari per tutte le fasce di età e categorie sociali – a carattere promozionale, amatoriale e dilettantistico, seppure con modalità competitive a scopo di ricreazione, crescita, salute, maturazione personale e sociale”. Tutto questo purché si rispettino i criteri di affiliazione. Quindi anche quello di fare le gare, purché non si sconfini nell’estremizzazione, giocando sul sottile confine tra il termine “competitivo” e quello “agonistico” prerogativa della Federazione nazionale. Questo è un discorso generico, che vale per tutte le discipline sportive, ma se si scende nello specifico si scopre che motociclismo, automobilismo e sport invernali sono ritenuti sport ad elevato rischio e che gli impianti che ospitano questo tipo di competizioni devono rispettare i criteri comunicati dalla federazione nazionale, in questo caso la FMI. Si arriva così a fine ottobre 2019 quando la Federmoto ha pubblicato una informativa legata proprio a questo argomento in cui si ribadisce che:

“Per quanto indicato dal CONI, le Federazioni Nazionali (in questo caso la Federazione Motociclistica Italiana) sono gli unici enti abilitati al rilascio delle omologazioni di impianti sportivi; nessun altro ente può accordare alcun titolo e ogni altra attestazione è da ritenersi non valida. Per tale motivo, gli impianti che non possiedono l’omologazione rilasciata dalla FMI sono da ritenersi a tutti gli effetti non omologati. L’omologazione della Federazione Motociclistica Italiana viene rilasciata esclusivamente per gli allenamenti e solo in caso di manifestazione organizzata dalla FMI viene estesa la possibilità di competizioni. Ne consegue che le competizioni organizzate dagli Enti di Promozione Sportiva (quali la ASI, UISP, AICS, CSEN, …), anche se disputate su circuiti con omologazione FMI, non sono regolari in quanto non rispondono ai regolamenti FMI e non esiste alcuna convenzione fra FMI e gli Enti di Promozione Sportiva. Inviamo i piloti a frequentare esclusivamente piste omologate dalla FMI, che sono le uniche a rispettare gli standard stabiliti dal CONI e FMI ai sensi della legislazione vigente in materia di impiantistica sportiva”.

Nella teoria non c’è nulla di nuovo rispetto al passato, nella pratica questa comunicazione ha creato scompiglio proprio in un periodo di rinnovi delle licenze e di presentazione dei calendari gare 2020. Abbiamo chiesto i motivi che hanno portato a questa situazione al presidente FMI Giovanni Copioli:

“Sull’argomento c’è tanta confusione e volevamo fare un po’ di chiarezza in merito alla normativa delle omologazioni impianti; oggi ci sono EPS che omologano o collaudano impianti di motocross, quando la disciplina che ne regola la legittimità fa riferimento unicamente alla federazione nazionale. Preso atto che questa normativa non viene rispettata abbiamo voluto puntualizzare quanto già in essere. E questo ha suscitato delle proteste da parte degli enti di promozione, creando ulteriore confusione nel mondo motociclistico, non abituato ad avere a che fare con questo tipo di precisazioni; ma che abbiamo ritenuto di dover fare”.

All’atto pratico che cosa significa?

“La normativa prevede che gli EPS possano organizzare attività ritenuta promozionale con modalità anche competitive, cioè a basso contenuto agonistico. Poi aggiunge che questa attività deve essere sviluppata con delle convenzioni fatte con le federazioni nazionali di riferimento. Questo avviene per tutte le discipline e non solo quelle legate al motociclismo. Solo che queste convenzioni tra FMI ed EPS non esistono, perché sono loro i primi a non volerle attuare”.

Vuol dire che gli EPS non possono più organizzare gare, visto che le piste non sono omologate?

“No, vuol dire che al momento gli EPS utilizzano impianti omologati da noi per organizzare le loro manifestazioni e non è corretto, in assenza di una convenzione. L’alternativa è organizzare attività in circuiti non omologati, ma poi devono anche prendersi le proprie responsabilità in caso succeda qualcosa. Con il nostro comunicato abbiamo anche voluto ribadire che le competizioni organizzate dagli EPS (anche su piste omologate FMI) non sono in nessun caso riconducibili a FMI e non si basano su atti legittimi ai sensi di legge. Perché è capitato anche che un pilota in possesso della doppia licenza, visto il vantaggio della nostra copertura assicurati- va, aprisse un infortunio con noi nonostante si fosse infortunato in una circostanza legata agli EPS”.

La FMI sta cercando di eliminare dei concorrenti con questa politica?

“No, noi vogliamo solo che siano rispettate le regole e che gli EPS facciano effettiva attività promozionale e non organizzino Campionati Italiani o persino Europei. Perché invece che attività di promozione, fanno attività commerciale e non dovrebbe essere così, soprattutto se si agisce al di fuori delle regolamentazioni”.

C’è la possibilità di un accordo?

“Da parte nostra sì. Ci sono già dei tavoli di lavoro a cui siede il presidente del CONI Malagò in cui è previsto di trattare l’argomento del rapporto tra le federazioni e gli enti di promozione. A questo tavolo si trovano alcune federazioni e alcuni EPS, con l’obiettivo di trovare una convenzione di base che poi possa essere articolata per le varie discipline (il ping pong ha esigenze diverse dal motociclismo)”.

Si è chiesto come mai le gare degli EPS hanno così tanto seguito?

“Hanno dei costi più bassi dei nostri. Per vari motivi e ti faccio un esempio: ASI dichiara un milione di tesserati e, di questi, gli affiliati al motociclismo sono una piccola parte. È chiaro che quando si raggiunge un accordo con una compagnia di assicurazione si ottengono convenzioni migliori se si spalmano i rischi pro capite su tutte le discipline. Diverso è il discorso se si rappresenta una federazione unicamente dedicata al motociclismo, che ha un indice di rischio molto alto. Quindi la loro licenza potrà costare meno della nostra. Poi ci sono costi di organizzazione delle manifestazioni che, nel nostro caso, coinvolgono tutte figure professionali nei diversi settori, mentre negli EPS capita che una sola persona faccia tutto”.

Girare con la licenza EPS in una pista omologata FMI si può?

“Per le prove libere l’impianto svolge un’attività autonoma e commerciale e può fare quello che ritiene più corretto per sua responsabilità. Sarebbero però da evitare, e lo dico ai piloti, quei tracciati in cui fanno firmare scarichi di responsabilità, perché il diritto alla salute non è compromissibile”.

A marzo ricominceranno i campionati e a quel punto capiremo quanto questa situazione abbia modificato gli equilibri. Abbiamo contattato anche alcuni EPS che non hanno voluto rilasciare dichiarazioni ufficiali, se non quella che andranno avanti come sempre fatto.

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