Moto da cross “illegali”: due arresti

Fermato un imprenditore comasco e il suo prestanome. È il primo risultato della campagna di ANCMA contro le moto importate illegalmente

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Proporre moto da cross a prezzi nettamente più vantaggiosi rispetto a quelli di listino, attraverso un giro di passaggi aziendali, fatture, scatole cinesi, mirato a non versare l’IVA all’erario. Quella che in gergo viene definita “frode carosello”. Una pratica che va avanti da tempo e che mina il tessuto onesto del settore delle moto da cross. La scorsa estate ANCMA (associazione costruttori) e un pool di Case associate (GASGAS, Honda RedMoto, Husqvarna, KTM e Yamaha) si sono unite in una campagna finalizzata a scoraggiare questo commercio illecito, fornendo parallelamente strumenti alle forze dell’ordine per poter indagare su alcune società che operano, tra l’altro, alla luce del sole. Venerdì 15 ottobre sono arrivati i primi due fermi da parte della Guardia di Finanza di Olgiate Comasco, a seguito di una profonda attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Como: G.A., 45enne di Albiolo (CO) si trova nel carcere Bassone di Como, mentre il suo prestanome N.P., 64 anni di Somma Lombardo (VA) ai domiciliari. Per entrambi l’accusa è di frode fiscale legata al commercio di moto da cross stimata in 10 milioni di euro, con la recidiva di una precedente condanna per reati simili; oltre a questo, è stata accertata una richiesta di aiuto di Stato legata alla pandemia di 30.000 euro da parte di G.A., come riportano alcuni quotidiani locali tra cui Varesenews e IlGiorno. Si parla anche di una terza persona indagata, già in carcere al Bassone per altri reati.

Le indagini hanno fatto emergere un’ampia rete societaria riconducibile a G.A., ma formalmente intestata a soggetti prestanome, che tra il 2015 e il 2020 ha importato e commercializzato migliaia di moto da cross evadendo le imposte. Quello ottenuto è solo il primo risultato della campagna promossa da ANCMA, mirata ad accendere i riflettori su un mercato nero ancora più che attivo e in grado di indebolire la rete vendita ufficiale facendole concorrenza sleale, oltre che illecita. La stima è che interessi oltre il 20% del commercio di riferimento, valutato in circa 15 milioni di euro l’anno.

Purtroppo oltre ai diretti responsabili, potrebbero essere anche gli (incauti) acquirenti a dover rispondere di vari reati che vanno dalla sanzione per pagamento in contanti (superiore ai 2.000 euro), incauto acquisto o, nel peggiore dei casi, ricettazione. C’è anche il rischio del sequestro del mezzo e l’eventuale rivalsa dell’erario nel recupero di quanto dovuto in termini di tasse non versate. A questo si somma la perdita del beneficio di qualsiasi garanzia da parte del costruttore o dei possibili richiami tecnici a cui l’utente dovrà fare fronte di tasca propria.

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