Come funziona il giro delle moto da cross d’importazione e i rischi per gli acquirenti

Dal distributore ufficiale fino alla vendita al privato; ecco come operano le società che propongono moto da cross a prezzi più bassi e i reati in capo a chi le compra

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I recenti arresti di due imprenditori che operavano tra Como e Varese da parte della Guardia di Finanza di Olgiate Comasco, ha riportato l’attenzione sul mercato delle moto da cross vendute al di fuori della rete ufficiale. Una “piaga” che va avanti da tempo e che oggi viene fronteggiata da ANCMA (associazione costruttori) in collaborazione con le filiali italiane del Gruppo KTM, Honda RedMoto e Yamaha Italia.

Si tratta di società che propongono moto da cross a un prezzo nettamente inferiore rispetto a quello dei listini ufficiali. Ma come fanno? Il primo mito da sfatare è che i mezzi arrivino dall’estero e vengano importati in Italia passando le dogane senza versare regolarmente l’IVA all’erario. Non è così, almeno non del tutto. Le moto vengono acquistate regolarmente in Italia come qualunque concessionario o rivenditore e da lì non si muovono fino all’acquisto del privato; a circolare per l’Europa sono le fatture di vendita di quella stessa moto a società mirate a evadere le tasse, in quella che viene chiamata “frode carosello”.

Vediamo i vari passaggi, per essere più chiari:

  1. Un distributore ufficiale acquista dalla casa madre una moto da cross al prezzo (immaginario) di 5.000 euro + IVA e la rivende (in buona fede) a una società A (“conduit company”) al prezzo di 5.100 euro, in regime di sospensione IVA.
  2. Qualche giorno dopo, la società A la rivende in regime di sospensione IVA ad una società B, che ha sede in un Paese UE. La società B rivende a sua volta la moto ad una terza società C (“cartiera”).
  3. La società “cartiera” la rivende, nuovamente, a una società italiana, detta “broker”.
  4. La “cartiera” incassa l’IVA sulla vendita della moto fatta al “broker”, ma non la versa all’erario; la “cartiera” è destinata a scomparire in breve tempo. È possibile che tra le società “cartiera” e la “broker” vengano interposte una o più società, “filtro” o “buffer”.
  5. La “broker”, infine, vende la moto al consumatore finale all’esiguo prezzo di 5.100 euro + IVA
  6. (sostanzialmente uguale al prezzo pagato dal distributore ufficiale o di poco più alto) e chiede il rimborso (o comunque lo compensa) del credito IVA sorto grazie alla catena di frode.

Tutto parte dall’acquisto di una moto da parte del distributore ufficiale (come KTM Italia, Honda RedMoto o Yamaha Italia) dalla Casa. Quella moto viene venduta, in Italia, a una società in regime di sospensione IVA. Successivamente, questa società la rivende a un’altra che ha sede in un paese straniero, ma sempre nell’Unione Europea. Spesso senza che la moto si muova di un millimetro da dove è stata ricoverata. È poi la volta di un ulteriore passaggio, che prevede un terzo acquisto, e ancora un quarto, a favore di una società nuovamente italiana che incassa l’IVA, senza però mai versarla. A questo punto il mezzo viene rilasciato sul mercato e venduto (con pagamento in contanti) a un prezzo quasi allineato a quanto è stata pagata inizialmente dal distributore. Anche fornendo una fattura al cliente, destinata a non essere mai registrata. Una volta terminata questa serie di passaggi e smaltite le moto, le società vengono chiuse e poi riaperte con una diversa ragione sociale.

Siamo coscienti del fatto che molti utenti acquistino le moto dal mercato non ufficiale consapevolmente, ma anche che ce ne siano molti che ne restano coinvolti per ingenuità o inconsapevolezza, incantati da un prezzo di acquisto ultra vantaggioso e da mirate rassicurazioni da parte dei soggetti che operano in questo commercio. Diffidate sempre di chi non mostra una sede legale e fiscale, di chi consegna le moto nelle piste da motocross o all’Autogrill, ancor di più di chi pretende il pagamento in contanti. Perché siamo di fronte a una pratica illegale.

I reati più pesanti sono a carico delle società coinvolte in questa triangolazione, che devono rispondere di frode fiscale più o meno aggravata. Ma ci sono rischi anche per chi acquista le moto. Il primo è legato al pagamento in contanti. Sappiamo tutti molto bene che la legge ha identificato in 2.000 euro il tetto massimo per gli acquisti cash, con l’obiettivo di limitare il rischio di evasione fiscale. In caso di accertamento, vengono commisurate sanzioni che possono arrivare anche a 50.000 euro. L’altro reato a cui si va incontro, nel peggiore dei casi, è quello della ricettazione cioè quando un soggetto acquista cose provenienti da un qualsiasi delitto; nel minore si deve rispondere di incauto acquisto, cioè aver comprato qualcosa senza averne verificato la legittima provenienza. Oltre a questo, in caso di accertamento del mancato versamento dell’IVA da parte della società che ha fornito il mezzo, c’è anche il rischio che l’erario si rivalga sull’acquirente per recuperare quanto dovuto. Senza contare il concreto rischio di sequestro della moto, comprata magari dopo tanti sacrifici.

Parlando di conseguenze meno pesanti, acquistare una moto d’importazione non dà diritto a nessuna garanzia da parte del Costruttore e neppure la possibilità di beneficiare degli eventuali richiami tecnici che possono verificarsi su determinati modelli, totalmente a carico della Casa. Il tutto senza contare il danno che viene fatto a concessionarie e rivenditori ufficiali che operano nel rispetto delle regole, a cui viene limitato il giro di affari con conseguente indebolimento dell’intero settore del fuoristrada.

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